
Le antiche rovine di Kailasa, in India occidentale, uno dei più sorprendenti e importanti siti scavati nella roccia, con statue, colonne e scene scolpite tratte da poemi della mitologia induista.
LUNEDÌ 27 APRILE 2026 | DI CLAUDIO FRANZONI | TEMPO DI LETTURA: 2 MINUTI
*Questo articolo è uscito nel numero di Marzo-Aprile 2026 di Terre & Culture nella rubrica Il Pennino.
Ho un bel ricordo di Lione. Erano gli inizi degli anni ’80 quando la casa editrice dove lavoravo, Edagricole, mi ci mandò come giornalista alla prima fiera dell’agricoltura. Rivedendo le immagini dell’articolo di Antonio Verteramo, e in particolare la vista dove si nota quella costruzione simile ad un razzo, un hotel, lo stesso dove fui alloggiato al trentatreesimo piano, a poche centinaia di metri dalla stazione, ricordo quando arrivai e il taxista, avendo capito ovviamente che non ero francese e che il mio francese si limitava alla parola oui, mi fece fare un giro panoramico della città piuttosto “salato”. Alla fine, tutto il mondo è paese! Bella città e dalle immagini viene sottolineata quella che fu la mia impressione.
Da Lione all’India. Egidio Tullio, questa volta, ci regala un altro scorcio del mondo “dimenticato” sepolto nella polvere del tempo, dall’ignoranza e dal disinteresse di chi avrebbe dovuto mantenerne vivo l’interesse. Sono scorci che fanno meditare e porci la domanda: chi è esistito prima di noi che ha costruito e/o insegnato a erigere tali meraviglie, sparse in tutto il mondo? Egidio e l’immancabile Angela ci fanno partecipi di queste meraviglie e della considerazione di come l’uomo, capace di atrocità inimmaginabili, di cui siamo ancora spettatori, sia stato partecipe anche di opere gigantesche come quelle di Kailasa. Quando me ne parlò non riuscii a capire quanto meravigliosa fosse questa struttura. Ora, guardando le immagini, sapendo che è un unico blocco da cui è stato tratto il tempio, mi sovviene alla mente la Pietà di Michelangelo, che ammirai un pomeriggio, quasi sicuro che si ridestasse dal suo sonno e si muovesse. Osservando le immagini del tempio di Kailasa, formate da tantissimi tasselli che narrano, come fosse un libro, di battaglie e avventure antichissime, viene il dubbio che si possano muovere anch’esse e raccontare a voce l’accaduto. “È scavato verticalmente nella roccia, dall’alto verso il basso”, scrive l’autore “formando un unico monolite in seguito all’asportazione di circa 200.000 tonnellate di roccia”. Da non credere, come ci lasciano stupiti le piramidi di Giza.
Con Gaetano Appeso siamo nel Cilento, nel salernitano, patrimonio dell’UNESCO. È proprio vero che l’Italia è bella! Purtroppo non la conosciamo. Ci lasciamo prendere dai paesaggi esotici nelle carte patinate delle guide nelle agenzie, e tralasciamo questi luoghi, che ci farebbero immergere in quella cultura, la nostra, che rischia di scomparire, accecati dalle luci dell’alta tecnologia e dei viaggi scontati. In questi luoghi, millenari, dove è nata parte della nostra cultura, Gaetano ricorda Velia e la scuola eleatica di Parmenide e Zenone di Elea, si respira quel tanto di stupore e di ammirazione per i nostri progenitori che ci hanno lasciato tali bellezze. Paestum, la Certosa di Padula, Palinuro, Diano e Alburni. E i borghi? Sono all’altezza del resto? si chiede l’autore. Di Castellabate, arroccato sopra il mare, scrive: “È un intreccio di vicoli stretti, archi in pietra e piazzette panoramiche dove ogni scorcio sembra progettato per una fotografia perfetta”; poi c’è Camerota, “con il suo centro storico autentico e un’atmosfera rilassata che invita a rallentare”; anche San Severino di Centola, “che è un piccolo viaggio nel tempo”.
Con Fabio Dal Cin torniamo a Taranto, città che mi riporta a bei ricordi. Non ho mai avuto modo di visitare questa Concattedrale Gran Madre di Dio, che, come scrive l’autore, racchiude il passato e il presente della città. Mi ha colpito la storia dell’acqua di falda che risorge dal terreno e che restituisce l’idea di una cattedrale che nasce dal mare e al mare appartiene. È una raffigurazione che si può ben allineare al battesimo, in cui l’acqua è protagonista, come qui, a Taranto, città dei Due Mari, dove l’acqua ne è la ragione e la bellezza.