Un vecchio forno a legna per fare il pane della famiglia dei Di Gesù, Altamura.

 
STORIA E CULTURA
I profumi di una volta
Dall'India alle tradizioni di Altamura

SABATO 25 OTTOBRE 2025 | DI CLAUDIO FRANZONI | TEMPO DI LETTURA: 2 MINUTI

*Questo articolo è uscito nel numero di Settembre-Ottobre 2025 di Terre & Culture nella rubrica Il Pennino.

 

 

Nel tempio di Sandur gli uomini comunicavano con gli déi. È un’immagine che mi ha sempre affascinato quella tramandataci dai secoli, durante i quali noi, esseri mortali, riuscivamo, in templi come quello di Sandur, riportatoci da Egidio ed Angela, a connetterci, forse anche a parlare, con esseri che oggi, ripieni di tecnicismi e comprove, releghiamo a puri miti o a storie di fantasia popolare. Credo, infatti, che questi esseri, che chiamiamo déi, siano effettivamente passati dalla nostra piccola e martoriata Terra. Conferme ne sono i templi, come quello descritto in questo articolo, avvolti dalle foreste e da piccole scimmie. Basta osservare le foto a corredo dell’articolo, per accorgersi che tali bellezze non sono state pensate e costruite, cesellate e fuse solo per un sogno o una fantasia, come la statua alata di Garuda, uccello divino, cavalcatura del dio Vishnu, posta in una nicchia dorata. Egidio e Angela ci stanno abituando alla scoperta di luoghi affascinanti che appartengono ad una religiosità antica che rivive in queste meraviglie e che è stata alla base di tutte le culture mondiali.

Dall’India alla Val Varaita, dominata dal Monviso, da dove il Po trova le radici. Come sempre, Antonio Verteramo ci accompagna come scolari in gita di istruzione, facendoci assaporare, oltre alle dolcezze culinarie della zona, la bellezza e l’incanto di una valle, a me sconosciuta – ma il bello di Terre & Culture è proprio lo scoprire territori nuovi come questo - dove “sono stati mantenuti ricchi spazi naturalistici, come il Bosco dell’Alevè, tesori storici e architettonici, antiche tradizioni e gustose specialità gastronomiche”, come scrive l’autore.

Fabio Dal Cin, invece, ci porta nel luogo della scultura contrassegnata dalla scritta de finibus terrae, “ai confini della Terra”. Siamo a Santa Maria di Leuca, per far conoscere, a chi di mare non se ne intende come me, il faro di Leuca, che si trova sulla sommità di Punta Meliso, la cui costruzione risale al 1864. Anche sui fari quante storie sono state narrate, di marinai persi nelle tempeste che avevano solo una luce, che, ruotando, indicava loro dove si poteva avere un attracco sicuro. Io del mare ho una ancestrale paura, tanta quanto il fascino nell’ammirarlo. In Argentina ho visto l’oceano Atlantico che sembrava alzarsi per inghiottirmi - cosa ben diversa dal nostro Adriatico - , che quasi ruggiva mentre le onde scavalcavano schiumeggiando la barriera di cemento alta una decina di metri a protezione del porto.

Poi in Basilicata e in Puglia con Ada Grilli a scrivere del pane, in particolare quello di Matera e Altamura. Prodotto ormai facente parte dei ricordi di gioventù quando, dal fornaio della strada, Mario, si andava a comperare quell’alimento profumato che si chiamava pane e che si manteneva fresco per giorni. Oggi certo è che non è più il pane di una volta, ma qualcosa di secco dopo qualche ora e dal sapore indefinito. Regalo della grande distribuzione, perché di veri fornai, come di giornalai, ce n’è sempre meno. Ma Ada ci scrive di luoghi dove il pane esiste ancora, fresco e profumato, come ebbi la fortuna un paio di anni fa anch’io di assaggiare e portarne a casa qualche pezzo.

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