
Andrea Pennacchi
LUNEDI 27 APRILE 2026 | TESTI DI ADA GRILLI | TEMPO DI LETTURA: 5 MINUTI
*Questo articolo è uscito nel numero di Marzo-Aprile 2026 di Terre & Culture nella rubrica News.
Un autore affermato e popolare perché volto ben noto in tv, che cosa da dare di più al pubblico da un palcoscenico teatrale? E se non è volto noto, cosa può stimolare per andare a conoscerlo in persona? Me lo chiedo da persona che non ha la tv, ovvero la guarda occasionalmente da una seconda casa le rare volte che trova il tempo di andarci.
Pennacchi dunque per me non era un personaggio noto. Ma il titolo dello spettacolo che sta portando in scenda in varie città d’Italia mi intrigava. Alieni in laguna…
Non sarà quetso autore- mi sono chiesta- un fanatico della teoria della vita extraterreste? E perché ci vuole parlare degli alieni in laguna e non in montagna? o su una spiaggia tra le migliaia che abbiamo nel Paese?
Chiarito che gli alieni sono alcune specie animali importate e mescolate alle specie autoctone, chiarito che Pennacchi è padovano, il mix di animali predatori (come lo sono poi tutti gli animali, compreso l’uomo!) e di canali, fiumi e lagune venete ha costituito il polo di attrazione per conoscere l’uno (l’artista) e gli altri (gli animali). Un mix messo insieme ad arte, anche con colonna sonora dal vivo, e che ha fatto ridere di gusto e tenuto agganciato per 90’ al suo monologo il migliaio di persone al Teatro Celebrazioni di Bologna, come succederà poi nei teatri previsti dalla tournee ( cfr. https://www.teatro.it/spettacoli/andrea-pennacchi-alieni-in-laguna). Un risultato per nulla scontato in tempi in cui tutti ci provano e pochi ci riescono.
L’effetto esilarante di Pennacchi sta nell’uso- istintivo per un veneto- del dialetto, che solo in poche altre regioni è così autentico e vitale nell’uso quotidiano indipendentemente dall’età e dal percorso di istruzione, e nell’attaccamento alla storia famigliare che vien fuori prorompente a dare la stura alle riflessioni, alimentate dunque dai ricordi della madre, della nonna ecc. Due ingredienti che avvicinano l’autore al pubblico, come un cugino lontano e mai dimenticato che ogni tanto torna al bar del paese e si lascia andare ai racconti con matrici comuni.
Ecco forse è questa la chiave del successo di Andrea Pennacchi. Riuscire a inscrivere un tema serio, come quello del rapporto della natura con la specie umana, in un contesto umile dove i ricordi dell’infanzia sono rielaborati ad uso della maggiore presa con il pubblico del discorso ideologico. Il quale c’è, e anzi è nutrito di occasioni di approfondimento che l’autore si è cercato in gran numero. Non lo sapremmo mai se non ci addentrassimo, prima o dopo lo spettacolo, nelle trascrizioni delle interviste che Andrea ha effettuato con persone di scienza, qua e là in giro per l’Italia. Cosa ne ha ricavato? La linfa delle sue elucubrazioni semiserie sul palcoscenico, ma serissime nella sua testa.
Così si è fatto un’idea dei problemi che le specie aliene o in conflitto con l’uomo causano e talvolta portano a soluzioni non condivise, creando fratture nell’opinione pubblica che ogni tanto tengono banco sui media.
L’orso per esempio. Ed ecco Pennacchi a colloquio con Fabio Chinellato ad Arte Sella(Tn). Insetti e piante invasive? Qui Pennacchi impara dal botanico dell’orto botanico di Padova dr. Lucio Montecchio. Per serpenti e altri invertebrati gli viene in soccorso Nicola Bressi delle grotte di Oliero (Vi).
Furbescamente Pennacchi non lascia inutilizzata neppure una briciola di quello che ha messo insieme. E rielabora tutto il raccolto ad uso del pubblico, sia esso occasionale, nei teatri qua e là, sia affezionato al personaggio come sceneggiatore che aiuta ad apprezzare meglio le sue performance. Come? Con le pubblicazioni di tutto ciò che ha costituto il back stage.
Infatti Alieni in laguna è anche un libro (ed. People/storie, 2026), cosi come sono diventati un libro altri spettacoli messi in scena e in stampa prima di questo.
Questo ce lo rende ancora più interessante e con spessore, non così scontato in autori del piccolo schermo.