Particolare del portale d'ingresso della pieve di San Giorgio, immersa nello splendido scenario naturalistico del Parco del Delta del Po Emilia Romagna, che custodisce una delle riserve di acqua dolce più grandi d'Italia. Nella lunetta del portale il martirio di San Giorgio; veduta esterna della pieve

La pieve di San Giorgio

Una testimonianza unica nel cuore del Parco del Delta del Po in Emilia Romagna
MARTEDI 6 OTTOBRE 2020 | A CURA DELLA REDAZIONE | TEMPO DI LETTURA: 1 MINUTO
*Questo articolo è uscito nel numero di Settembre-Ottobre 2020 di Terre & Culture, nella rubrica Fuori strada

Lungo la valle di Argenta, immersa nelle Oasi di Comacchio e nel Parco del Delta del Po, si scorge dalla strada Cardinala una piccola pieve protetta da tigli e pioppi.

Lì, sulla sinistra del fiume Reno, venne fondata nel 569 d.C. per volere dell’arcivescovo di Ravenna Agnello, durante gli ultimi anni della sua vita, e ad oggi è considerata una delle chiese più antiche dell’Emilia Romagna e la più antica della provincia di Ferrara. La sua storia è strettamente legata all’evoluzione del popolamento di queste terre da sempre soggette all’allagamento, svolgendo nei secoli un ruolo primario di evangelizzazione delle sue genti.

Oggi si presenta ad un’unica navata, con un altare bizantino in marmo, ma la pianta originale prevedeva uno spazio tripartito, che ora si trova più di tre metri sotto terra, a causa dell’innalzamento del suolo dovuto a secoli di depositi alluvionali. Durante gli scavi effettuati negli anni ‘80 del secolo scorso sono stati rinvenute parti del mosaico policromo ravennate che decoravano il pavimento e lacerti di affreschi sulle pareti risalenti al IX secolo, oggi entrambi custoditi nel Museo Civico di Argenta. Il portale di ingresso, invece, rimane uno dei particolari più interessanti dell’intero edificio, oltre ad essere uno dei primi esempi di scultura in stile romanico. Venne realizzato nel 1122 dal maestro romagnolo Giovanni da Modigliana con resti di marmo provenienti da monumenti funerari romani: ai lati è raffigurato il ciclo dei mesi, mentre nella lunetta il martirio di San Giorgio.

Un capolavoro tuttavia non destinato alla fama, perché già un secolo dopo la pieve venne abbandonata per le condizioni troppo insalubri del luogo.

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