Se i cambiamenti climatici continueranno ai ritmi attuali, l'orso polare potrebbe estinguersi entro la fine di questo secolo. Con la riduzione dei ghiacciai, infatti, gli orsi polari saranno costretti a digiunare per periodi più lunghi, privandosi di fatto della capacità di cacciare e sopravvivere del grasso a stento accumulato (ph: pixabay)

L'ecologia antropocentrica

Sulla fragilità e il potere del cambiamento
GIOVEDI 15 APRILE 2021 | DI CLAUDIO FRANZONI | TEMPO DI LETTURA: 3 MINUTI
*Questo articolo è uscito nel numero di Marzo-Aprile 2021 di Terre & Culture, nella rubrica TerraNews

Chi ha dato all'uomo il potere di uccidere e purtroppo creare le condizioni a causa delle quali si estinguono le specie animali e vegetali? Chi decide le sorti politiche, industriali e militari del mondo, ha mai fissato negli occhi un animale che sta morendo di stenti perché il suo ambiente naturale è stato distrutto o modificato a tal punto che ne risulta inadatto alla sua vita per colpa dell'insipienza, ignoranza e del profitto umano?


Si è mai riflettuto sul fatto che gli animali o le piante (che ripeto ormai a anni sono anch'esse esseri viventi) seguono un ciclo vitale che è stato scritto miliardi di anni fa e che per loro è rimasto inalterato da allora, mentre noi, in poco più di un secolo e mezzo, l’abbiamo reso fragile e precario?    


Nel numero di settembre del 2016 riportai la notizia dell'estinzione di un topolino, il Melomys rubicola, che viveva nella battigia dell'isola di Bramble Cay, nella grande barriera corallina australiana, a  causa dell'innalzamento del livello degli oceani causa lo scioglimenti dei ghiacciai, causa innalzamento della temperatura dell'atmosfera. Nel 2009 se ne contavano solo poche decine. Nessuno si è premurato di andare a salvare l'ultima coppia. E così si sono estinti. 


Cosa ci può interessare a noi la storia di due topolini? Ci interessa perché è un esempio dell'insipienza dell'uomo verso la natura, dalla quale ha sempre preso gratuitamente, senza dare nulla in cambio, e della poca sensibilità per le creature che vivono con noi in questo martoriato pianeta. 

Si è mai pensato se la tutela dell'ambiente possa conciliarsi con lo sviluppo tecnologico per il quale è innanzitutto necessario che la mentalità tecnocratica subisca un mutamento sostanziale? 

E se questo non avverrà domani, non fra decenni, le condizioni ecologiche del nostro unico mondo peggioreranno sempre più fino a diventare irrecuperabili?


L'ecologia è, in ultima analisi, si voglia o non lo si voglia accettare, il richiamo all'ambiente naturale e naturalmente equilibrato. Naturale ed equilibrato sono vocaboli cancellati dal vocabolario come fuori tempo, fatti oggetto di commenti anche ironici, da non considerare come gli scriteriati che oggi non accettano l'esistenza del coronavirus, ma che non possono ignorare la realtà naturale di fondo, che è senza scappatoie, per sfuggire ai dettami ecologici fondamentali. 

Se, nell'ecologia le varie specie sono considerate uguali e appartenenti allo stesso ciclo della vita, l'altra ecologia, quella ‘umana’, ha assunto una posizione a sé stante fino a creare una auto-ecologia che possiamo definire antropocentrica e che diventa pericolosa, come è avvenuto, quando la si considera con mentalità che dimentica (come di fatto avviene) che non è permessa la distruzione degli ecosistemi naturali, se non a rischio della propria sopravvivenza.


Ricordo che l'uomo, con mezzi sempre più sofisticati che la tecnica ha fornito, è stato fin dalla sua apparizione sulla terra il più grande sovvertitore degli equilibrati assetti ambientali che si erano stabiliti sul nostro pianeta dopo l'ultima glaciazione. 

Lo ha fatto nei tempi  passati, pazienza!, ma lo continua a fare anche oggi, senza tener conto o quasi della necessità di rimediare in qualche modo, e nei limiti del possibile, ai guasti e agli scompensi passati, ma anche agli odierni, che alimenta continuando a costruire una catena di squilibri che si aggiungono l'uno all'altro sino a produrre sconvolgimenti ambientali, come sta avvenendo per i cambiamenti climatici.



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