Paesaggi

Emilia Romagna

La varietà dei paesaggi in Emilia Romagna è davvero sorprendente: dalle macchie di ginestra sulla Vena del Gesso Romagnola (in alto), da cui prende il nome l'omonimo parco, situato nell'entroterra tra le città di Imola e Faenza, alle Oasi di Campotto e Comacchio (in basso), parte degli oltre 140000 ettari del Parco del Delta del Po Emilia Romagna, un'oasi incontaminata che vanta una delle riserve d'acqua dolce più vaste d'Italia.
MARTEDI 10 APRILE 2020 | DI LORENZO FRANZONI | TEMPO DI LETTURA: 5 MINUTI
*Questo articolo è uscito nel numero di Maggio-Giugno 2020 di Terre & Culture, nella sezione Ecoturismo

Un paesaggio incorniciato dall’obiettivo di una fotocamera o ritratto su qualche foto patinata restituisce un’immagine statica, parziale, non verosimile rispetto alla ricchezza che esso custodisce, delicata e preziosa al pari dei tesori di una cattedrale o di un piccolo borgo fuori dal tempo, scrigno di storie dimenticate.  È un coesistere di delicati equilibri, un ancestrale patto tra natura e biodiversità dai confini labili, minacciato continuamente da uno sguardo inconsapevole e molto spesso indifferente. Ogni paesaggio possiede molteplici chiavi di lettura per comprendere a pieno il suo significato, e di paesaggi a far da sfondo ai nostri borghi ce ne sono tanti, molte volte coesistenti che interagiscono tra loro, ognuno con una sua storia da raccontare, che sia un quadro campestre attraversato da una polverosa capezzagna rada di ombra, con qualche solitario casolare, o un sentiero che si arrampica tra alture rocciose e specchi d’acqua, o dolci e freschi declivi che si rincorrono fino all’orizzonte. Molte volte non solo belle cartoline da incorniciare, ma da secoli risorsa di sussistenza per le genti che abitano quel territorio, che con il territorio e i suoi paesaggi hanno imparato a convivere e tenere vive le tradizioni. Risorsa che c’è, quindi, pulsante di vita e storie. Scendiamo a valle dai tersi cieli e picchi innevati del Nord Italia, dove dominano i paesaggi alpini, e fermiamoci sugli appennini settentrionali, che degradano verso l’Adriatico. Facciamo tappa per l’Emilia Romagna, alla scoperta di alcuni dei meravigliosi paesaggi naturali che il tempo ha scolpito lungo tutto l’Appennino, da Parma fino sotto Rimini, e poi lungo il mare su cui si affaccia la millenaria Ravenna di Dante, Boccaccio e Byron. 

L’antica capitale dell’Impero bizantino è attorniata da paesaggi diversificati, dalla Salina di Cervia alla pineta di Classe con la basilica di Sant’Apollinare fino alle Valli di Comacchio, nello splendido scenario del Parco Delta del Po.  La straordinaria biodiversità, soprattutto avifaunistica, che popola questo fazzoletto di terra di quasi 52.000 ettari è dovuta alla complessità del paesaggio, originato dall’incontro tra le acque del Mare Adriatico e quelle del fiume Po e dei torrenti appenninici, dove vaste lagune e valli salmastre si alternano a paludi di acqua dolce, pinete, dune, prati allagati e anche territori agricoli, che producono eccellenze come le pesche di Romagna IGP o le uve del Trebbiano DOC. Il parco Delta del Po è anche per questa straordinaria biodiversità il più importante sito italiano e uno dei migliori in Europa per il birdwatching, con oltre 320 specie, tra cui il fenicottero, l’airone rosso, la casarca o il falco pescatore, molte delle quali sostano per riposarsi e rifocillarsi prima di riprendere il volo verso altre aree riproduttive in Europa o alla volta dell’Africa per svernare.


Dalla Pianura Padana all’Appennino il paesaggio cambia e con esso nuove forme e nuovi colori delineano l’orizzonte.  Al di là della storica via Emilia, fatta costruire nel II secolo a.C. dal Console Marco Emilio Lepido come collegamento tra Rimini e Piacenza, prima della fascia appenninica, si trova una seconda area di interesse naturalistico e di biodiversità che prende il nome da una particolare formazione rocciosa che come una cicatrice bianca si staglia nel cielo per quasi 20 km: la Vena del Gesso Romagnola. Rappresenta una ricchezza naturale e storica sorprendente, che affascina lo sguardo dell’escursionista che percorre i sentieri del Parco.  Si tratta di una dorsale gessosa fortemente stratificata in imponenti banchi che nei millenni ha dato volto e influenzato il paesaggio circostante, insieme alla vita e alla storia degli uomini che vi si sono insediati.


Dal verde boscoso del versante nord alle luminose pareti aride del versante sud, che riflettendo il chiarore lunare erano dette anche “pietra di luna”, si rivelano ad uno sguardo più attento profonde grotte, doline o resti di insediamenti religiosi o militari, spettacolari rupi come la Riva di San Biagio e Monte Mauro, angoli di biodiversità vegetale, come la rara felcetta persiana che ha qui l’unica stazione italiana, o animale, tra cui il gufo reale o l’albanella minore. L’uomo ha trovato in questo paesaggio un rifugio e un legame profondo, come testimoniano le grotte preistoriche di Tanaccia o Re Tiberio, o i terreni coltivati da generazioni di contadini a vigne, frutteti e oliveti, protetti grazie alla Vena dai venti del Nord.  

Ci si avvicina pian piano alla Toscana, lungo il confine che separa le due regioni a cavallo degli appennini, in un dolce saliscendi di colline, boschi e alture. Siamo nella Romagna Toscana.


Il Tramazzo, il Montone, il Lamone, il Savio, il Rio Maggio la irrorano di vita con i loro corsi, mentre nella valle alle pendici del Monte Fumaiolo il paesaggio si fa leggenda e prende vita il Tevere, legato ai destini dell’Antica Roma. Ettari di foreste coprono monti e valli, come quella di Montebello o del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, un’area protetta di oltre 36000 ettari, percorsa da più di 600km di sentieri e ammantata di fitte foreste che ricoprono circa l’85% della sua superficie, dove spicca solitario il Monte Falterona, culla dell’Arno.  Tanti scorci quanto ricca è la varietà di paesaggi che esso custodisce: dai 70 metri delle Cascate dell’Acquacheta, già descritte da Dante durante il suo esilio da Firenze, agli storici santuari di Camaldoli e la Verna, immersi in estesi e pluricentenari boschi di castagneti e faggieti e più su, salendo in quota, si trovano le famose abetine bianche piantate più di mille anni fa da S. Romualdo e i suoi seguaci; dalla riserva naturale integrale di Sasso Fratino, straordinario esempio di habitat intatto lasciato al suo corso naturale e accessibile solo a studiosi per ricerche scientifiche, al più piccolo vulcano al mondo alimentato da gas naturali, che sputa lingue di fuoco dalla cima del Monte Busca, presso Tredozio.


 Sul versante emiliano, quasi al confine con la Toscana, si erge invece la solitaria e singolare altura di Monte Vigese, che si affaccia sulle macchie di latifoglie e castagni secolari del Parco del Montovolo, luogo sacro e di culto fin dall’epoca etrusca che ospita oggi due importanti testimonianze dei percorsi medievali, il Santuario di Santa Maria della Consolazione del XIII secolo e il piccolo Oratorio romanico di Santa Caterina d’Alessandria. Più a sud, due laghi artificiali, nati all’inizio del Novecento e incastonati nei boschi, definiscono il paesaggio circostante. Sono il cuore del Parco Regionale dei laghi Suviana e Brasimone, già parte dell’Alta via dei Parchi. Quercie, faggete e rimboschimenti di conifere rivestono quasi interamente i versanti dei principali rilievi nella parete occidentale della dorsale, formando lo spettacolare fronte dei Cinghi delle Mogne. 

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