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Mutamenti climatici. Nuove mobilitazioni, vecchi problemi Featured

In questi giorni di fine settembre abbiamo assistito alle mobilitazioni per il Climate Action Week, a seguito del summit Onu sul clima tenutosi a New York, con la partecipazione di 150  paesi, mentre nelle strade di tutto il mondo si udivano le grida delle giovani generazioni.

Intanto, dai dati dell’Alfred Wegener Institut e dell’Università di Brema, si evince che la copertura estiva di ghiaccio dell’Artico è scesa a settembre sotto i 4 milioni di chilometri quadrati, per la seconda volta in 40 anni (la prima nel 2012, quando era arrivata a 3,4 milioni). Si parli di record o meno, questi dati confermano la riduzione progressiva e continuata della copertura glaciale dell’Artico, rendendo ancora più probabile che in pochi decenni si assista allo scioglimento totale dei ghiacci in estate, ciò che comporterebbe cambiamenti drastici nell’Artico, con conseguenze per il clima, gli ecosistemi e la popolazione anche in Europa.


Ma non solo, dagli ultimi dati Ispra (il centro studi del ministero dell’Ambiente) si evince che sono stati persi 24 metri quadrati per ogni ettaro di area verde. Perdita che si concentra per quasi la metà nelle aree urbane. Ma il problema non è solo la continua distruzione di aree verdi (dove sono incluse anche aree agricole!) ma il fatto che la  copertura edilizia (civile, industriale e commerciale) del suolo contribuisce anche all’aumento delle temperature. La differenza di temperatura estiva delle aree urbane rispetto a quelle rurali raggiunge, dai dati espressi, spesso valori superiori a 2 gradi e, negli ultimi sei anni, è stato calcolato che sono state assorbite 2 milioni di tonnellate di CO2 in meno e diminuita l’infiltrazione di oltre 250 milioni di metri cubi di acqua di pioggia che ora, scorrendo in superficie, non sono più disponibili per la ricarica delle falde e che creano gravi danni scorrendo libere sulle superfici.


Al di là dei dati riportati, che chiariscono solo alcune delle problematiche, la questione ambientale rischia, ancora una volta, pur con l'importante eco dei giovani di tutto il mondo, di finire ancora una volta nel limbo dell'attesa. Altre problematiche, seppur importanti, riempiono le giornate dei politici mondiali e non si sente ancora la chiara presa di posizione verso l'ambiente che invece deve essere assoluta, perché senza la casa non si può vivere. L'ambiente non è una banca, non è un'industria, è un insieme di parti vive che, coinvolgendosi in cicli, danno vita alla Natura. La Natura si deve amare e lo si può fare solo se ci riteniamo Natura noi stessi e parte di quei cicli che abbiamo manomesso pensando solo ai profitti, alla tecnologia, al consumismo. Solo allora non ne abuseremo più, ma ci vergogneremo dello scempio che abbiamo operato, senza show mediatici.

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