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Salvare l'Amazzonia Featured

Salvare l'Amazzonia Ph: Natalia Segato

L'emblematico caso brasiliano

Già non se ne sente più parlare. Titoli nei quotidiani, servizi televisivi, poi tutto tace. La gente dimentica in fretta. Altri problemi, altre le necessità di un quotidiano, almeno in Italia, che si fa sempre più scuro, specialmente per la parte della popolazione dall’ormai ex ceto medio in giù. Ma l’Amazzonia è sempre là, ferita, dimenticata. Come dimenticate saranno queste righe, che da anni cercano di contribuire alla sensibilizzazione verso l’ambiente.

La situazione brasiliana è emblematica sulla necessità di trovare, a livello globale, nuove politiche, nuovi strumenti e un nuovo equilibrio per salvaguardare l’ambiente, la sua biodiversità e i diritti umani, che sono calpestati nel caso delle popolazioni indigene che vivono nella e della foresta amazzonica. La distruzione di questo immenso patrimonio dell’umanità va affrontata conoscendone il quadro complessivo senza visioni distorte e manipolazioni. L’ecosistema amazzonico è uno dei più importanti luoghi in termini di risorse naturali, di compensazione ossigeno/anidride carbonica e del sequestro da parte delle piante della CO2 che così viene fissata all’interno del fusto, di ricchezze naturalistiche legate all’enorme estensione forestale, ma anche ambito per lo sfruttamento minerario del sottosuolo, in superficie per il legname da costruzioni, anche per l’oro con l’arrivo di spregiudicati cercatori.

Ora il mondo, così si è capito dall’onda di notizie, sta cercando di proteggere ciò che è stato distrutto nel silenzio più totale, pur sapendolo da anni. Ecco l’ipocrisia, come per l’alluvione di Venezia, a cui accennavo nel Pennino. Si corre ai ripari sempre dopo.

La natura è un meccanismo totale, terra, mari, atmosfera, l’uno concatenato all’altro. La foresta amazzonica ne era uno dei pilastri, se mantenuta viva e vera in funzione sia delle popolazioni che da essa traggono vita e sostentamento che della biodiversità che in essa vive. Occorrono nuovi strumenti, una consapevolezza globale e non limitata alle singole regioni. Ragionare solo ed unicamente sulla riduzione delle emissioni, per quanto basilare, non basta, anche perché si sta vedendo che a livello globale, al di là di proclami, serve a poco o nulla. Serve prima di tutto parlare alle popolazioni facendo capire qual è il problema, facendole sentire appartenenti ad una Natura che a loro è sconosciuta se non come vocabolo, occorre piantumare nuovamente le estensioni distrutte dalla deforestazione, ripristinare l’Amazzonia, raffreddare il pianeta, per trovare un nuovo equilibrio. Ripeto per l’ennesima volta che di Terra ne abbiamo una sola e ciò che capita in un luogo è globale, non è come nell’età dei Comuni dove ognuno viveva del suo e di suo.

La ferita dell’Amazzonia non riguarda solo il Brasile, ma tutti noi. È ora di capirlo e agire di conseguenza.

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