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La città del futuro Featured

Puerto Madero, Buenos Aires Puerto Madero, Buenos Aires

Si calcola che nel 1950 gli abitanti delle città erano circa 800 milioni, milione più, milione meno. Nel 2050, anno su cui si basano i nuovi conteggi, su un totale di circa 9,8 miliardi di persone che abiteranno la Terra, 6,7 miliardi vivranno nelle città. Per comprendere la vera entità di queste cifre proviamo a pensare che in circa 6 milioni di anni di evoluzione la nostra specie è passata da piccoli gruppi disseminati in vasti territori al Paleolitico, quando i cacciatori raccoglitori divennero stanziali, fino ad arrivare agli ultimi 6000 anni, in cui si inquadra non solo la storia scritta dell'umanità, ma anche l’edificazione delle prime città e la loro rapida evoluzione. Si stima oggi che, sempre entro il 2050, Mumbai e Delhi, in India, raggiungeranno cifre, rispettivamente, di 42 e 36 milioni di cittadini, Dhaka in Bangladesh e Kinshasa nella Repubblica Democratica del Congo 35 milioni. 10 anni fa ho visitato Buenos Aires con i suoi 26 milioni di abitanti e vi assicuro che è impressionante! Facciamoci due conti: a Delhi, ad esempio, è come se in un'unica metropoli vivessero i due terzi della popolazione italiana.
Questi i numeri. Viene spontanea la domanda: ma come saranno strutturate e concepite queste metropoli?
Le città sono nate per unire le persone e difendersi. Raggrupparsi in comunità significava dividersi i compiti e condividerne i prodotti. L'edificazione incontrollata degli ultimi anni ha travolto la funzione originaria creando spesso e paradossalmente solitudine, isolamento, degrado, malavita, divisione di classe sociale sempre più accentuata. Ma questo lasciamolo alla sociologia. L'altro grande aspetto da valutare si chiama natura ed ecologia. Le nuove linee urbanistiche indicano infatti nell'ecologia l’orientamento principale. Innanzitutto l'acqua, che è risorsa da proteggere, sia per il consumo umano che agricolo, e il suo utilizzo include sistemi di raccolta, depurazione sempre più sofisticati e riciclaggio; l'energia, tutta rinnovabile, permetterà una maggiore salubrità e vivibilità; i rifiuti saranno sempre più una risorsa, come Copenaghen e il suo termovalorizzatore; gli alimenti verranno coltivati localmente e distribuiti a chilometro zero e in modo sostenibile; i trasporti saranno per la maggior parte su rotaia ad alta velocità; la cultura e il patrimonio storico delle popolazioni, che saranno sempre più miste, conservate in appositi centri sostenuti con fondi pubblici; le infrastrutture ad emissioni zero e, infine, tutti i commerci verranno in gran parte automatizzati e digitalizzati. Ecco, una prima finestra sul futuro delle città l'ho aperta in questo numero. Nei prossimi analizzerò questa nuova definizione di città, e con essa la vivibilità dell'ambiente e i rapporti umani che nell’era della tecnologia stiamo paradossalmente perdendo.

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