Egnazia

Il passato romano della Puglia
Di fronte al mare della Puglia sorgeva un tempo un'antica città messapica, scalo commerciale tra Occidente e Oriente, che crebbe durante l'Impero romano lungo la via Traiana. Poi l'abbandono e il lungo silenzio fino ad oggi, quando man mano si riscopre sia attraverso il parco archeologico che il Museo dedicato. 
VENERDI 18 SETTEMBRE 2020 | FOTO E TESTI DI CLAUDIO VENTURELLI | TEMPO DI LETTURA: 3 MINUTI
*Questo articolo è uscito nel numero di Settembre-Ottobre 2020 di Terre & Culture, nella sezione Itinerari

Se aveste deciso di andare in vacanza in Puglia all’epoca dell’impero romano, probabilmente avreste valutato come possibile meta Egnazia: bel porto affacciato su un mare cristallino, tanti templi dedicati a diverse divinità, fantastiche terme, solide mura e molte botteghe e artigiani specializzati. Oggi invece potreste visitare il parco archeologico, che comprende buona parte della città un tempo racchiusa dentro le mura, la necropoli all’esterno e il museo archeologico. Le tracce più antiche di presenza umana nella zona di Egnazia risalgono all’Età del Bronzo, durante la quale ci furono sicuramente contatti con i micenei. Della successiva epoca messapica rimane la necropoli, con le sue tombe a fossa, a camera e a semicamera. Purtroppo molte di esse vennero depredate intorno al 1840, prima che gli archeologi iniziassero gli scavi. Tanti reperti provenienti da quelle tombe sono sparsi per i musei del mondo, in particolare gli oggetti di ceramica nera con pittura rossa, gialla, bianca, definiti “Ceramica di Egnazia”, non perché si trovassero solamente lì ma perché ce n’erano in grandissima quantità. La Puglia all’epoca era abitata dai Messapi, nella parte meridionale, dai Dauni, dai Peucezi e tarantini, abitanti della polis della Magna Grecia. 

Sinistra: panoramica delle rovine, colonnati e mura della città di Egnazia; destra: particolare del soffitto della "Tomba delle Melagrane", la tomba a camera del IV secolo a.C. scoperta nel 1971 durante la costruzione del museo e inglobata nelle fondazioni dell'edificio.
Gli scontri con questi ultimi resero necessaria la costruzione di fortificazioni. Le mura di Egnazia erano infatti molto imponenti, spesse e alte sette metri, anche se oggi ne rimane ben poco. La fase messapica terminò nel III° secolo a.C. con l’inizio della dominazione romana su tutta la zona del Salento: la Messapia fu l’ultima a cadere, ma indebolita dalle guerre in cui fu coinvolta dai tarantini, capitolò infine di fronte all’avanzata di Roma. La città entrò quindi a far parte della Repubblica e passò poi sotto l’Impero. Durante il II° secolo a.C., come quasi tutta la Puglia, aprì le porte ad Annibale e si alleò con lui, ma alla sua sconfitta divenne una città romana a tutti gli effetti. Verso il I° scolo a.C. Egnazia divenne patronato di Marco Vipsanio Agrippa, braccio destro di Ottaviano Augusto, che promosse la costruzione di edifici pubblici e del bacino portuale. L'imperatore Traiano, intorno al 100 d.C., nel suo progetto per migliorare le vie di comunicazione all’interno dell’Impero incluse il miglioramento della strada che collegava Benevento a Brindisi: anche il precedente tracciato passava per Egnazia, ma era molto meno agevole. Grazie alla via Traiana, invece, Egnazia acquisì importanza, divenendo uno scalo collaterale a quello di Brindisi. I continui scambi e commerci portarono all’assunzione di riti e culti provenienti principalmente dall’Oriente, compreso il Cristianesimo. Dopo la caduta di Roma, la città perse pian piano potenza e ricchezze. Fra l’VIII e il X secolo d.C. sull’acropoli venne costruito un castello. In quel periodo sia Bari, che Taranto e Brindisi erano islamiche, mentre Benevento, capitale del regno Longobardo, si scontrava con l’Impero Bizantino. Intorno al Mille, Egnazia venne definitivamente abbandonata, quando la popolazione si spostò in zone più facilmente difendibili, quelle che poi sono diventate le città di Fasano e Monopoli. Proprio per la costruzione di quelle città si attinse alla città di Egnazia, che venne utilizzata come cava per la pietra.

Questo abbandono, senza successive costruzioni edificate al di sopra della città, ha permesso a Egnazia di arrivare a noi praticamente intatta, uno sguardo affascinante sul passato romano della Puglia.


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