Particolare di un codice miniato da Simone Camaldolese della Divina Commedia, primo canto del Purgatorio, fine XIV secolo (ph: W.Commons/Sailko) 

Le ricchezze dei dialetti

Da Dante e Petrarca, i dialetti rimangono una ricchezza inestimabile del nostro territorio
GIOVEDI 16 GUGNO 2022 | DI CLAUDIO VENTURELLI | TEMPO DI LETTURA: 2 MINUTI
*Questo articolo è uscito nel numero di Maggio-Giugno 2022 di Terre & Culture come Editoriale

Negli ultimi anni si stanno riscoprendo gli antichi dialetti con grande gioia da chi lavora per non farli sparire. Le fila di scrittori e poeti si rinforzano e con i loro sforzi letterari esaltano la bellezza dei dialetti del loro territorio, attirando molto pubblico nelle numerose manifestazioni che vengono organizzate sul tema. Il dialetto è un bene da difendere a spada tratta, anche se il rapporto conflittuale tra lingua italiana e dialetto in ambito letterario ha origini lontane. Fin dal periodo in cui il volgare, prendendo decisamente il sopravvento sul latino, relega quest'ultima lingua esclusivamente ad un “parlato” cui fanno riferimento il clero, la burocrazia e le scienze giuridiche. Infatti la superiorità del fiorentino e la sua assunzione a lingua nazionale per eccellenza, se da un lato ratifica il bisogno di codificazione della lingua letteraria, non può contrastare dall'altro il conservarsi di una serie di innumerevoli parlate locali che manifestano varietà e vivacità linguistica unica nel contesto europeo. La ragione apparente che assegna al fiorentino il ruolo di lingua letteraria per eccellenza sta nel fatto che in quel particolare volgare avevano espresso la loro artisticità prima Dante poi soprattutto Petrarca e Boccaccio. Ma già nel ‘500 nascono le prime polemiche contro l'autorità del Bembo e del Fiorentino letterario. Si levano alte le voci di Ruzzante e di Folengo che scelgono deliberatamente di scrivere le proprie opere nel loro dialetto, questo sembra essere il segnale della nascita di una tradizione letteraria parallela a quella ufficiale nella lingua nazionale. Per questo loro glorioso passato i dialetti andrebbero insegnati anche nelle scuole.