Vista aerea di ghiacci dell'Artico, in diminuzione a causa dell'aumento della temperatura globale

Crisi climatica e sostenibilità ambientale

Il compromesso tra sviluppo economico e salvaguardia del pianeta sempre più in salita
MERCOLEDI 15 DICEMBRE 2021 | DI CLAUDIO VENTURELLI | TEMPO DI LETTURA: 2 MINUTI
*Questo articolo è uscito nel numero di Novembre-Dicembre 2021 di Terre & Culture come Editoriale

Si è da poco conclusa la Cop26 (Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021), ovvero la grande riunione dei Paesi che a livello globale dovrebbero trovare soluzioni adeguate per fronteggiare la crisi climatica. Siamo già oltre il muro del non ritorno ma qualcosa sarebbe ancora possibile fare. Anche in questa occasione, quel muro sembra essere di gomma e su di esso le proposte, che vengono inviate da chi ha davvero a cuore la salute del nostro Pianeta Terra, sembrano essere assorbite per poi rimbalzare al mittente senza le adeguate risposte.


La strada per trovare il compromesso tra sviluppo economico e salvaguardia del Pianeta continua ad essere in ripida salita. La responsabilità è personale, non è sufficiente protestare, è necessario che ciascun abitante della Terra si assuma la propria responsabilità per attivarsi e migliorarsi in tutte quelle azioni quotidiane che influenzano il cambiamento climatico.

Oggi è di gran moda il green washing, ovvero un ambientalismo di facciata utilizzato nel marketing, che appare come un alibi per le nostre coscienze. La dice lunga il fatto che derivi da Whitewash, insabbiare.


La cosa più buffa è che tutti puntino il dito contro qualcun altro senza controllare le proprie azioni. Non sembra corretto addebitare tutte le responsabilità a quei Paesi dove avviene la grande produzione di beni, come Cina e India, senza tirare in causa chi acquista e consuma quei beni.

La crisi climatica è evidente ed è legata al progresso dal quale ogni singolo cittadino trae un bene di consumo. Basti pensare che per fare un paio di jeans ci vogliono circa 10.000 litri d’acqua. 


Per 1 kg di carne bovina 12.000 litri. Per la cioccolata circa 17.000 litri e per una tazzina di caffè circa 140 litri. Ma anche lo smartphone ha un forte impatto sul consumo idrico, circa 13.000 litri, eppure i giovani fanno file chilometriche per accaparrarsi l’ultimo costosissimo modello.

Per invertire la rotta e mantenere saldo il timone, il cambiamento nelle abitudini quotidiane sembra essere necessario come pure l’autocritica costruttiva. Piccoli sforzi quotidiani porteranno a risultati inaspettati, è solo questione di volontà.

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