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Crisi del clima o dell'uomo?

Una seria presa di coscienza del mutamento

Ecco. È accaduto quello che non doveva accadere: il mondo si sta fermando per colpa di un virus, il coronavirus. Un virus! Fatto conoscere al mondo in ritardo, sta contagiando progressivamente tutte le nazioni, una dopo l'altra, a scacchiera, di qua e di là dagli oceani. Le borse oscillano, le banche in crisi, l'intero mondo economico e produttivo è in ansia. Anche perché non si sa come finirà e quando. Tutti le altre questioni, ad oggi, sono secondarie, come se non si fossero mai presentate. 

E una di queste è quella climatico-ambientale, rimasta in sospeso qualche mese fa sulle bocche di una politica italiana ed europea che sbandieravano programmi e proclami per l'ambiente, fondi per aiutare il pianeta, una nuova sensibilizzazione dei popoli. Un bluf? Spesso accade. Non sono un fan della ragazzina che da sola si dice abbia risvegliato l'intero mondo sul problema climatico, ma una cosa la devo sottolineare, quando ha affermato che non si fa ancora niente, che si tentenna di fronte all’evidenza dei fatti. È vero. Solo parole e show, e qualcuno che ci guadagna, come in una qualsiasi crisi che da sempre si rispetti. Il nodo climatico non va ad orologeria, è presente tutti i giorni e, purtroppo, con sempre più insistenza, cammuffato da una crisi che c'è e non c'è e dalla speranza di trovare nuove indicazioni scientifiche e ragguagli, magari aspettando quel fatidico 2050, tra un Cop e un altro, e rimandando una seria presa di coscienza. Intanto i ghiacciai continuano a sciogliersi, il clima cambia, e con il clima le risposte della natura, agricoltura compresa, l'untrice, secondo alcuni, di tutti i mali del cambiamento climatico presenti e passati.


Cito un proverbio africano, ripreso anche da Al Gore più di dieci anni fa (La scelta, RCS 2009): “Se volete andare veloci andate da soli, se volete andare lontano andate insieme”.
Insieme. Parola che l’umanità conosce ma a volte dimentica, presa da ciechi individualismi e ancor più depauperanti nazionalismi. Insieme si può risolvere la crisi climatica, reinvestendo, per esempio, gli oceani di danaro che finanziano le industrie delle armi in impianti per energie rinnovabili, dando aiuti alle famiglie per installarli nelle loro abitazioni e mettendo da parte le inevitabili speculazioni .
Questo è ciò che dovrebbero fare i governi e che non fanno.


Ma adesso c'è il coronavirus, un’altra opportunità e banco di prova per camminare insieme e correggere la rotta futura. Vedremo se quest’Europa, sempre più sola e sempre meno Europa dei popoli, riuscirà a superare questa sfida a fianco del resto del mondo.

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