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Editoriale (19)

Alla scoperta delle bellezze italiane

La nostra bellissima Italia ci lascia a bocca aperta ogni volta che mostra i suoi stupendi paesaggi, opere d'arte, città ma anche campagne dai mille colori. A volte immaginiamo di viaggiare in paradisi lontani, luoghi visti in fotografia o in film che catturano la nostra attenzione e fanno lavorare la nostra fantasia. Sarà il desiderio di viaggiare, di allontanarci dai luoghi che pensiamo di conoscere, a farci decidere di studiare itinerari lontani da casa. Ma a volte, osservando bene, si scoprono particolari anche stando seduti in poltrona al cinema, che possono svelare i segreti dei luoghi della nostra infanzia e farci aprire gli occhi. Qualcosa di incredibile e che mi torna spesso in mente, mi è capitata quando ho visto il film di Matteo Garrone “Il racconto dei racconti”. Osservavo con attenzione i paesaggi e i boschi che le inquadrature a “campo stretto” rendevano fluide come se descrivessero un unico luogo. Ma la memoria, si sa, se stimolata, può cogliere in un attimo il particolare capace di allargare il campo e consentire di collocare l'immagine nel suo reale contesto. Guardando quel film, io in quell'occasione, fui colpito dalle locations prima che dalla storia. La mia mente aveva immediatamente iniziato un viaggio nel sogno dei luoghi fantastici inquadrati nelle diverse scene. Pensavo tra me e me che fossero girate in giro per il mondo, cercando di immaginare dove. Ero tanto preso da questo viaggio emozionale che avevo perso il filo della storia narrata nel film. A un certo punto, però, avevo trovato la giusta scheda del puzzle, cominciando a costruire un quadro che in breve tempo mi aveva portato a riconoscere molti bei luoghi di un'Italia che solo in parte conoscevo

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La scheda del puzzle era quella del Bosco Monumentale del Sasseto che conoscevo molto bene perché era il bosco del Borgo di Torre Alfina, nell'Alto Lazio, dove io sono nato e dove anche negli anni successivi andavo perché ci abitava mia nonna. Da bambino avevo parlato spesso con quegli alberi, seduto su quei massi a guardare le felci che mi sembravano enormi, non molto differenti da quelle che vedevo ad anni di distanza ben inquadrate sullo schermo del cinema. Una vera sorpresa! Poi, però, sono stato catturato dal dubbio perché all'uscita del bosco si vedeva Roccascalegna, in Abruzzo, e poi Castel del Monte, maestoso e bellissimo. Dubbio e ricerca della verità viaggiano spesso insieme e così avevo continuato a guardare il film con molta attenzione, riconoscendo altri luoghi già visitati e interrogandomi su quelli a me sconosciuti. Tornato a casa andai subito a cercare notizie sul film e sui luoghi dove erano state girate le scene che mi avevano colpito.


Bene, ho scoperto così che il film era stato girato tutto in Italia, toccando Puglia, Toscana, Lazio, Abruzzo e Sicilia, tutti luoghi ricchi di storia, di arte e meritevoli di essere visitati. Cosa potremo fare quest'anno non possiamo saperlo, ma certamente per uscire dal brutto periodo passato di isolamento forzato, sceglierei un itinerario di viaggio capace di farmi sognare. Per vivere il mio sogno non andrei fuori dai confini della nostra bella Italia.

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Un momento difficile ma non infinito

l nostro Bel Paese è disseminato di bei luoghi incantati capaci di fare innamorare a prima vista chi li frequenta. Sono spesso fuori dai grandi circuiti turistici eppure rappresentano una ricchezza di terre e culture che in questo tragico momento più che mai dobbiamo sostenere e raccontare.

Lo scopo della rivista è quello di mantenere vivo l'interesse e l'attaccamento al territorio. La vita fisica dei singoli cittadini è stata messa di fronte a scelte davvero incredibili e impensabili fino a pochi mesi fa, da un virus sconosciuto che si è manifestato in poco tempo coinvolgendo numerose persone in tutto il Mondo. Nessuno poteva immaginare che si sarebbero dovute chiudere le città, limitare gli spostamenti, le attività lavorative e le relazioni interpersonali.

Al di là delle innumerevoli discussioni, più che lecite, scatenate da uno scenario da “The day after”, i cittadini hanno riscoperto lati nascosti della propria cultura, della capacità di reagire e aiutare gli altri. La forzata clausura farà riscoprire i valori troppo spesso dimenticati delle bellezze che ci circondano da sempre e che adesso diventano mete ambite da raggiungere con la speranza di poterle visitare al termine dell'isolamento. Oggi non possiamo viaggiare fisicamente e allora con un po' di fantasia e di immaginazione, arricchite dalla lettura, possiamo addentrarci tra questi luoghi anche seduti comodamente sul divano.

“Andrà tutto bene” è lo slogan che i bambini scrivono sui tanti striscioni che vengono disseminati ovunque, è un segnale di speranza che ci farà uscire dal tunnel con una voglia di rivincita per tornare alla vita normale, sempre che quella che facevamo prima lo fosse appieno. 

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Rimini tra mare e cultura

Il Tempio Malatestiano di Rimini rappresenta una delle maggiori attrazioni di una città che di norma viene ricordata per un’offerta turistica legata al mare e ai luoghi di divertimento. In realtà Rimini racchiude nel suo territorio tesori di inestimabile valore. I Malatesti che vissero per quasi un secolo in quel territorio che oggi si chiama Romagna hanno lasciato testimonianze indelebili fatte di rocche e di biblioteche, come per esempio la Malatestiana di Cesena (Mémoire di Monde per l’Unesco). Il Tempio Malatestiano ha un fascino capace di catturare immediatamente il visitatore che al suo interno può scoprire tante opere e segreti come il Crocifisso di Giotto e affreschi di Piero della Francesca. Sorto dalla ricostruzione quattrocentesca di un'antica chiesa francescana, oggi ospita le spoglie di Sigismondo Pandolfo Malatesta, un nobile del luogo, che non lontano aveva a disposizione Castel Sismondo, una fortezza medievale edificata dai Malatesta, ora sede di eventi culturali.

Rimini è una città da scoprire guardando verso l’alto e osservando i muri dei molteplici monumenti che testimoniano la sua storia. A Rimini si cammina spesso sulla storia, senza che il visitatore se ne renda conto. Pochi anni fa, mentre si facevano ordinari lavori di manutenzione nel centro cittadino, è emersa dal nulla la “Domus del Chirurgo”, straordinario lascito della Rimini romana dove sono stati repertati gli strumenti del chirurgo che la abitava, oggi conservati nel vicino Museo della città. Sull’onda crescente dei visitatori della Rimini romana che si stupiscono delle auto che vi transitano sopra, si spera che ben presto si riuscirà vedere il Ponte di Tiberio pedonalizzata. Rimini è tutta da scoprire, basta percorrere la strada principale, dall’Arco di Augusto, il più importante del nord Italia, alla Piazza Tre Martiri, l’antico foro romano, dove Giulio Cesare parlò dopo aver superato il Rubicone. Oltre il ponte si apre il sipario sul Borgo San Giuliano, un luogo pittoresco dove si respirano le atmosfere di Fellini, nato 100 anni fa in questa città che si sta preparando a festeggiarlo con un cartellone ricco di eventi in sua memoria.

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Viaggio in Toscana. Reggello e Sammezzano

Reggello, il cui nome di un tempo era Castelvecchio di Cascia, nasce come luogo di mercato tra la via del Casentino e la Cassia Vetus (attualmente Strada dei Setteponti). Solo nel 1773, grazie ad un provvedimento legislativo del Granduca Leopoldo, si ha la nascita della comunità di Reggello. Un personaggio molto stravagante, Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona (Firenze 10 marzo 1813 – Sammezzano 18 ottobre 1897), si dedicò alla realizzazione di un suo sogno, il Castello di Sammezzano che oggi rischia di sgretolarsi perché non trova un nuovo proprietario.  . Ferdinando ne fu progettista/realizzatore e impiegò circa 50 anni della propria vita per costruirsi il proprio “Sogno d’Oriente”.

Sammezzano però non è solo architettura e colori; è storia, politica, esoterismo, simbolismo. Inoltre Sammezzano è anche un parco (nonostante tutto) ancora magnifico. Nei circa 50 ettari di parco storico intorno al castello, Ferdinando piantò oltre 180 tipi di piante esotiche diverse. Molte morirono. Ma alcune sono sopravvissute. In particolare nel 1864 acquistò, fra lo scandalo generale, la prima sequoia pagandola ben 224 lire!! E oggi nel parco di Sammezzano  vi è la più grande concentrazione europea di sequoie, tra cui spicca la “Sequoia Gemella”, un albero altro più di 50 metri e con quasi 9 metri di circonferenza., che è rientrata nel ristretto novero dei “150 alberi più importanti d’ Italia”. Il castello, ormai chiuso e disabitato, è stato visitabile negli ultimi anni solo in alcuni giorni l’anno grazie a visite organizzate da un comitato di volontari (www.sammezzano.org) che hanno evidenziato la necessità di urgenti interventi che possano mantenerlo in buone condizioni.

Quindi Sammezzano e la vita di Ferdinando coincidono perfettamente e questo consente una lettura “doppia” che meraviglia i fortunati che hanno potuto entrare o tornare a visitarlo in questi ultimi anni.

Insomma, come scrive Ferdinando nella Sala d’ Ingresso, Sammezzano è un “Non Plus Ultra”;  è un luogo da veder (purtroppo oggi con grande difficoltà), ma soprattutto, da salvare!! Speriamo bene!!

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Cesenatico e il leonardesco Porto Canale

Si avvicina il Natale e con esso la conclusione dei festeggiamenti per ricordare i 500 anni dalla morte di uno dei più grandi geni mai esistiti: Leonardo da Vinci, conosciuto in tutto il mondo per le sue invenzioni, le sue opere d'arte, ma anche perché si dimostrò geniale come ingegnere, realizzando progetti per fortezze e strumenti utilizzati per scopi bellici. In Romagna, oltre alle varie fortezze, egli ha lasciato molte testimonianze del suo saper interpretare il territorio per realizzare importanti opere idrauliche. Tra queste opere trova la sua collocazione il Porto Canale di Cesenatico, che ancora oggi rappresenta l'asse principale attorno al quale si snoda il centro storico, con i suoi ristoranti tipici e la passeggiata tra le antiche e coloratissime barche con le vele issate per gran parte dell'anno, collocate proprio di fronte al Museo della Marineria.
Il tracciato attuale del porto si rifà al disegno realizzato da Leonardo Da Vinci, chiamato da Cesare Borgia nel 1502 per apportare interventi migliorativi all'approdo preesistente, che veniva continuamente interrato dalla sabbia. Di fronte all'attuale biblioteca comunale la banchina si allarga dando origine alla piazza Ciceruacchio, dove è ancora possibile vedere il tracciato del perimetro dell'antica Torre Pretoria che un tempo difendeva il porto dagli attacchi dei pirati.
Il Porto Canale, per i cesenaticensi, è un fiore all'occhiello che splende anche in pieno inverno, quando sulle barche storiche viene allestito il meraviglioso presepe galleggiante che richiama turisti da tutto il mondo.  Il presepe è nato nel 1986 grazie all'impegno degli artisti Tinin Mantegazza, Maurizio Bertoni e Mino Savadori, che avevano sposato l'originale idea di Guerrino Gardini.  Le statue sono a grandezza naturale e ogni anno si arricchiscono di nuovi pezzi realizzati a mano proprio per rendere ancora più affascinante le scene che si riflettono sull'acqua del Porto Canale Leonardesco, offrendo scenografie incantevoli sia di giorno sia di notte

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Il fiume Rubicone, tra terra e cultura

Uno dei temi che appassiona e scalda gli animi dei romagnoli riguarda il corso di un fiume che riporta il pensiero all'antico Impero di Roma. In molti si danno un gran da fare per capire quale sia il vero Rubicone, conosciuto in tutto il Mondo per la celebre frase “Alea Iacta Est”, “il Dado è Tratto”, pronunciata da Giulio Cesare quando lo attraversò contravvenendo alle leggi di Roma. Il quesito impegna storici e cittadini di un territorio che si snoda tra le provincie di Forlì - Cesena e quella di Rimini, nella ricerca del più piccolo elemento che possa comprovare la tesi sostenuta dall'uno o dall'altro. Nella Villa Torlonia di San Mauro Pascoli, qualche anno fa si è celebrato un vero e proprio processo con lo scopo di attribuire la paternità di “Rubicone” al corso d'acqua che più ne aveva titolo. Una giuria popolare, dopo aver ascoltato le varie tesi degli storici, ha alla fine decretato essere l'Urgon, ovvero il Pisciatello che attraversa il quartiere che comprende la frazione di Calisese a Cesena e che oggi si chiama Rubicone. In questo luogo, d'altra parte, si trova anche una Pieve del X secolo che si chiama San Martino al Rubicone.
Di sicuro si sa che la sorgente è collocata nel comune di Sogliano al Rubicone, poi nel tempo il corso di quel rigagnolo ha subito diverse modifiche e, vista la sua notorietà, in molti hanno cercato di riconoscere nel fiume che attraversa il proprio territorio, il vero Rubicone. Quello che non potremo mai sapere con certezza è dove Giulio Cesare nel 49 a.C. pronunciò la sua celebre frase, ma il fatto che ancora oggi ci si appassioni così tanto, fa ben sperare in una soluzione. Sempre più frequentemente tornano alla luce nuovi documenti ma già sulle mappe Geografiche presenti nei Musei Vaticani (1581 – 1583), si intravedono le truppe che attraversano un fiume che è tra il Donegallia e il Pisciatello, nel comune di Cesena. Ma una nuova prova sembra venire da un disegno del territorio degli Stati Papali e della Toscana fatto nel periodo tra il 1841 e il 1843 dai geografi dell'epoca, nel quale si legge in modo chiaro il nome “Pisciatello o Rubicone”. Questi e altri documenti sono oggi di libera consultazione sul sito web “Mapire”, per cui ognuno potrà dare il proprio contributo all'appassionante diatriba studiando con cura ciò che vi si trova. Una delle curiosità più evidenti è che il fiume che attraversa la cittadina di Savignano al confine tra le provincie di Rimini e Forlì - Cesena, in quelle Mappe è indicato come il “Fiumicino”, a riprova di quanto si dice, ovvero che fu Benito Mussolini, per fare un favore a un amico, a modificare circa 80 anni fa quanto riportato sulla cartografia dell'epoca dove si trova Savignano di Romagna e non “sul Rubicone”.

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Calabria. Mare e sapori tra natura e storia

Viaggiare in Calabria è sempre una cosa stupenda. Le persone sono accoglienti, innamorate della propria terra: ognuno vorrebbe farti vedere l'angolo più bello che conosce.

Il ventotto Agosto al tramonto, dalla piazza di Tropea che si affaccia sul Mar Tirreno, lo Stromboli sullo sfondo sembra ingoiare il sole. Il fascino di questo spettacolo è celebrato in tutto il mondo.

Lasciata Tropea in direzione di Cosenza, una piacevole sosta in piazza della Repubblica a Pizzo Calabro consente di gustare il gelato al tartufo più buono di tutta l'area: ci sono di diversi gusti, ma quello alla nocciola con cuore di cioccolato sciolto è davvero eccezionale. La Chiesa di Piedigrotta, proprio sotto Pizzo Calabro, è veramente un posto fantastico, quasi incredibile. Qualcuno si è preso l'onere di scolpire la pietra, e da quella roccia calcarea ha tirato fuori delle statue davvero bellissime: hanno un'aura di sacralità, di accoglienza e di fascino.

La Calabria è bella tutta: non è solo il mare che attira o deve attirare i visitatori. Le Gole del Raganello a Civita richiamano turisti da ogni dove. E il piccolo borgo si rivela suggestivo anche in quei periodi dell'anno in cui non ci si aspettano visitatori, quando i comignoli dalle mille forme sbuffano il fumo dei caminetti accesi rendendo l'atmosfera quasi sacrale. È una regione conosciuta per le sue coste bagnate da mar Ionio e mar Tirreno, per i suoi cibi, sempre più raffinati e buoni, per quello che è il sapore di una terra che pian piano si sta riscattando e che è pronta ad accogliere quel turismo che ama la natura, il bel mare e il buon cibo. Cosenza, Reggio Calabria, Vibo Valentia, Catanzaro: ogni città rappresenta un territorio che ha caratteristiche simili ma uniche.

Territori dove la storia si racconta e si respira in ogni poro del terreno. Cavità scavate nella roccia che oggi si svelano al turista, come per esempio Zungri, dove una civiltà rupestre si era insediata centinaia di anni fa e che solo recentemente è stata portata alla luce. Riscoperta nella sua storia, Zungri è un luogo incantevole che pochi conoscono ma che tutti dovrebbero visitare.

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Leonardo "zoologo"

Questo è l'anno di Leonardo, un uomo conosciuto in tutto il mondo per il suo incredibile genio. Iniziava molti lavori e non ne terminava quasi nessuno, poiché ricercava sempre, come un'ossessione, quella “perfezione” che raggiunse col suo dipinto più famoso, La Gioconda.

Il piccolo Leonardo nacque da un amore sbocciato presto tra la madre, giovane contadina che lavorava nelle terre del nonno paterno, e il figlio del padrone col quale, in una splendida notte stellata del mese di agosto, concepì quella creatura. Alla giovane contadina fu tolto quel bambino perché considerato il frutto di un amore impossibile. Il nonno paterno di Leonardo aveva altri progetti per il suo primogenito e vietò il matrimonio tra il figlio e quella donna che gli aveva rubato il cuore. Alla mamma fu consentito di tenere il bambino, ma solamente in qualità di nutrice e lo allattò fino all'età di 18 mesi andando nella casa dove il piccolo abitava con lo zio, fratello del padre, e con il nonno.

Il piccolo crebbe nella casa padronale e, nonostante tutto, poté godere di rispetto e protezione da quella  stessa famiglia che gli proibì in seguito di frequentare gli studi notarili. Leonardo era un figlio illegittimo e come tale rimaneva tagliato fuori dai diritti dei figli legalmente riconosciuti, e poi  era anche “mancino”, altro difetto, per l'epoca. Il nonno gli garantì una buona istruzione pagando dei tutori che dovevano insegnargli la matematica, la fisica, la letteratura, ma i suoi professori venivano messi in crisi dalle domande del piccolo Leonardo che poté giovarsi di un suo tutore particolare col quale stabilì un rapporto d'eccellenza: Francesco, il fratello di suo padre. Fin da piccolissimo con lo zio si avventurava tra i boschi e le verdeggianti colline, faceva belle passeggiate tra gli alberi e le distese di grano, nei boschi, lungo i percorsi di torrenti e fiumi. Uscivano al mattino presto ad ammirare l'alba e spesso tornavano a casa col buio al sorgere della luna. Comprese fin da piccolo che fiori e farfalle intrecciavano le loro vite in una lotta per la sopravvivenza anche se non riuscì a darsi delle risposte su come ciò potesse accadere.

Trecento anni dopo, il grande scienziato Charles Darwin definì questi rapporti come una "Struggle for life" ovvero “lotta per la vita”. Nel suo percorso formativo studiò e disegnò quegli insetti leonardeschi che possiamo collocare in tre categorie. La prima è quella dei veri e propri studi di insetti rifiniti con cura del dettaglio. La seconda e più vasta categoria include insetti che Leonardo ha disegnato per studiare il volo.  Nella terza categoria ci sono quegli insetti usati nei suoi pittogrammi, che secondo alcuni dimostrano il suo senso dell'umorismo ma che riescono a emozionare chi riesce a scoprirli.

Studiando i suoi quadri e osservando i suoi diari, i suoi “codici”, si potranno evidenziare, così, le “emozioni Vinciane” e trovare nuovi spunti per aumentare la conoscenza di uno degli uomini più famosi al mondo.

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Matera, capitale europea della cultura 2019

“Open Future”, questo è il logo che dal 19 gennaio, Matera ha scelto per festeggiare la sua affermazione come “Capitale europea della Cultura 2019”. Il meritato successo le regala anche un altro primato: è la prima città del sud a fregiarsi di questo ambìto titolo. Per ottenerlo si è confrontata in una competizione con altre cinque città italiane (Ravenna, Cagliari, Lecce, Perugia e Siena), altrettanto belle e altrettanto meritevoli di vincere tale titolo. Dopo ben 6 anni dalla candidatura, l'annuncio ufficiale è arrivato il 7 ottobre 2014 da parte dell'allora ministro ai Beni e alle Attività culturali e al Turismo Dario Franceschini. Matera non sarà sola in questa avventura, infatti questa competizione prevede la condivisione del titolo con un'altra città, e in questo 2019 Matera si troverà in associazione con Plovdiv, cittadina della Bulgaria. Una bella soddisfazione per i materani che stanno vivendo la favola della rinascita di Matera con un impegno superlativo, ben consci del loro ruolo da interpretare al meglio, per sfruttare un'occasione e far conoscere la storia e le tradizioni di un piccolo grande gioiello del nostro Paese. L'ultima città italiana ad aver ottenuto questo prestigioso riconoscimento, è stata nel 2004 Genova che in quel periodo ha restaurato palazzi storici e costruito percorsi ancora oggi molto gettonati dal turismo culturale. Girovagando per Matera si vedono ancora innumerevoli cantieri aperti per rendere più vivibile e accogliente la città dei Sassi. Il 2019 sarà per Matera un anno ricco di eventi di ogni sorta e che termineranno il 20 dicembre. La lunga kermesse si protrarrà per 48 settimane e avrà gli occhi del Mondo puntati su quei “Sassi” che nel passato ospitavano in condizioni di vera povertà una popolazione forte e laboriosa che oggi si è potuta riscattare ed è pronta a ospitare chiunque voglia ammirare le sue bellezze..

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La Puglia non è solo mare

La Puglia non è solo mare. E che mare naturalmente! Luoghi bellissimi e tanta storia si intrecciano tra loro rivelandosi con le molteplici testimonianze rappresentate da siti archeologici e da palazzi stupendi. Masserie che invitano ad essere visitate e “assaporate” per la loro architettura e per i gustosi piatti che sempre di più possono essere consumati in loco.

E già, la Puglia turistica sta cercando di farsi conoscere non solo per il bellissimo mare del Salento, del Gargano o delle Isole Tremiti e sembra proprio che ci stia riuscendo. La gente di Puglia è da sempre molto accogliente e ospitale, forse anche per la sua collocazione geografica che l'ha resa terra di passaggio per molte popolazioni fina dall'antichità. Le testimonianze archeologiche sono sempre più affascinanti e ricche, eppure per molti sono ancora sconosciute.

Quando si parla di Puglia l'attenzione viene catturata dai Trulli di Alberobello, costruzioni incredibilmente affascinanti costituiti da un'architettura primitiva che è rimasta in uso fino ai giorni nostri, un mix perfetto di efficienza ed ecosostenibilità o da Ostuni, soprannominata la città bianca per le sue casette candide di roccia calcarea.  E poi ci sono i Monti Dauni, un territorio meraviglioso, ricco di tradizioni e di paesaggi, cultura, enogastronomia, con borghi, monumenti e tradizioni che fanno di queste Comunità un immenso attrattore per chi voglia vivere una vacanza unica e autentica. Senza dimenticare il valore di una storia che è densa di cultura e si traduce in palazzi storici, castelli, musei, che costituiscono occasione di crescita e di lavoro. Lavoro di cui questa terra ha davvero bisogno per poter trattenere le giovani generazioni in una Regione che soffre ancora per le quasi inesistenti reti di trasporto pubblico ma che lancia importanti sfide culturali come, ad esempio, il “Festival del libro di Polignano a mare”, città natale del grande Domenico Modugno.

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