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Editoriale (15)

Cesenatico e il leonardesco Porto Canale

Si avvicina il Natale e con esso la conclusione dei festeggiamenti per ricordare i 500 anni dalla morte di uno dei più grandi geni mai esistiti: Leonardo da Vinci, conosciuto in tutto il mondo per le sue invenzioni, le sue opere d'arte, ma anche perché si dimostrò geniale come ingegnere, realizzando progetti per fortezze e strumenti utilizzati per scopi bellici. In Romagna, oltre alle varie fortezze, egli ha lasciato molte testimonianze del suo saper interpretare il territorio per realizzare importanti opere idrauliche. Tra queste opere trova la sua collocazione il Porto Canale di Cesenatico, che ancora oggi rappresenta l'asse principale attorno al quale si snoda il centro storico, con i suoi ristoranti tipici e la passeggiata tra le antiche e coloratissime barche con le vele issate per gran parte dell'anno, collocate proprio di fronte al Museo della Marineria.
Il tracciato attuale del porto si rifà al disegno realizzato da Leonardo Da Vinci, chiamato da Cesare Borgia nel 1502 per apportare interventi migliorativi all'approdo preesistente, che veniva continuamente interrato dalla sabbia. Di fronte all'attuale biblioteca comunale la banchina si allarga dando origine alla piazza Ciceruacchio, dove è ancora possibile vedere il tracciato del perimetro dell'antica Torre Pretoria che un tempo difendeva il porto dagli attacchi dei pirati.
Il Porto Canale, per i cesenaticensi, è un fiore all'occhiello che splende anche in pieno inverno, quando sulle barche storiche viene allestito il meraviglioso presepe galleggiante che richiama turisti da tutto il mondo.  Il presepe è nato nel 1986 grazie all'impegno degli artisti Tinin Mantegazza, Maurizio Bertoni e Mino Savadori, che avevano sposato l'originale idea di Guerrino Gardini.  Le statue sono a grandezza naturale e ogni anno si arricchiscono di nuovi pezzi realizzati a mano proprio per rendere ancora più affascinante le scene che si riflettono sull'acqua del Porto Canale Leonardesco, offrendo scenografie incantevoli sia di giorno sia di notte

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Il fiume Rubicone, tra terra e cultura

Uno dei temi che appassiona e scalda gli animi dei romagnoli riguarda il corso di un fiume che riporta il pensiero all'antico Impero di Roma. In molti si danno un gran da fare per capire quale sia il vero Rubicone, conosciuto in tutto il Mondo per la celebre frase “Alea Iacta Est”, “il Dado è Tratto”, pronunciata da Giulio Cesare quando lo attraversò contravvenendo alle leggi di Roma. Il quesito impegna storici e cittadini di un territorio che si snoda tra le provincie di Forlì - Cesena e quella di Rimini, nella ricerca del più piccolo elemento che possa comprovare la tesi sostenuta dall'uno o dall'altro. Nella Villa Torlonia di San Mauro Pascoli, qualche anno fa si è celebrato un vero e proprio processo con lo scopo di attribuire la paternità di “Rubicone” al corso d'acqua che più ne aveva titolo. Una giuria popolare, dopo aver ascoltato le varie tesi degli storici, ha alla fine decretato essere l'Urgon, ovvero il Pisciatello che attraversa il quartiere che comprende la frazione di Calisese a Cesena e che oggi si chiama Rubicone. In questo luogo, d'altra parte, si trova anche una Pieve del X secolo che si chiama San Martino al Rubicone.
Di sicuro si sa che la sorgente è collocata nel comune di Sogliano al Rubicone, poi nel tempo il corso di quel rigagnolo ha subito diverse modifiche e, vista la sua notorietà, in molti hanno cercato di riconoscere nel fiume che attraversa il proprio territorio, il vero Rubicone. Quello che non potremo mai sapere con certezza è dove Giulio Cesare nel 49 a.C. pronunciò la sua celebre frase, ma il fatto che ancora oggi ci si appassioni così tanto, fa ben sperare in una soluzione. Sempre più frequentemente tornano alla luce nuovi documenti ma già sulle mappe Geografiche presenti nei Musei Vaticani (1581 – 1583), si intravedono le truppe che attraversano un fiume che è tra il Donegallia e il Pisciatello, nel comune di Cesena. Ma una nuova prova sembra venire da un disegno del territorio degli Stati Papali e della Toscana fatto nel periodo tra il 1841 e il 1843 dai geografi dell'epoca, nel quale si legge in modo chiaro il nome “Pisciatello o Rubicone”. Questi e altri documenti sono oggi di libera consultazione sul sito web “Mapire”, per cui ognuno potrà dare il proprio contributo all'appassionante diatriba studiando con cura ciò che vi si trova. Una delle curiosità più evidenti è che il fiume che attraversa la cittadina di Savignano al confine tra le provincie di Rimini e Forlì - Cesena, in quelle Mappe è indicato come il “Fiumicino”, a riprova di quanto si dice, ovvero che fu Benito Mussolini, per fare un favore a un amico, a modificare circa 80 anni fa quanto riportato sulla cartografia dell'epoca dove si trova Savignano di Romagna e non “sul Rubicone”.

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Calabria. Mare e sapori tra natura e storia

Viaggiare in Calabria è sempre una cosa stupenda. Le persone sono accoglienti, innamorate della propria terra: ognuno vorrebbe farti vedere l'angolo più bello che conosce.

Il ventotto Agosto al tramonto, dalla piazza di Tropea che si affaccia sul Mar Tirreno, lo Stromboli sullo sfondo sembra ingoiare il sole. Il fascino di questo spettacolo è celebrato in tutto il mondo.

Lasciata Tropea in direzione di Cosenza, una piacevole sosta in piazza della Repubblica a Pizzo Calabro consente di gustare il gelato al tartufo più buono di tutta l'area: ci sono di diversi gusti, ma quello alla nocciola con cuore di cioccolato sciolto è davvero eccezionale. La Chiesa di Piedigrotta, proprio sotto Pizzo Calabro, è veramente un posto fantastico, quasi incredibile. Qualcuno si è preso l'onere di scolpire la pietra, e da quella roccia calcarea ha tirato fuori delle statue davvero bellissime: hanno un'aura di sacralità, di accoglienza e di fascino.

La Calabria è bella tutta: non è solo il mare che attira o deve attirare i visitatori. Le Gole del Raganello a Civita richiamano turisti da ogni dove. E il piccolo borgo si rivela suggestivo anche in quei periodi dell'anno in cui non ci si aspettano visitatori, quando i comignoli dalle mille forme sbuffano il fumo dei caminetti accesi rendendo l'atmosfera quasi sacrale. È una regione conosciuta per le sue coste bagnate da mar Ionio e mar Tirreno, per i suoi cibi, sempre più raffinati e buoni, per quello che è il sapore di una terra che pian piano si sta riscattando e che è pronta ad accogliere quel turismo che ama la natura, il bel mare e il buon cibo. Cosenza, Reggio Calabria, Vibo Valentia, Catanzaro: ogni città rappresenta un territorio che ha caratteristiche simili ma uniche.

Territori dove la storia si racconta e si respira in ogni poro del terreno. Cavità scavate nella roccia che oggi si svelano al turista, come per esempio Zungri, dove una civiltà rupestre si era insediata centinaia di anni fa e che solo recentemente è stata portata alla luce. Riscoperta nella sua storia, Zungri è un luogo incantevole che pochi conoscono ma che tutti dovrebbero visitare.

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Leonardo "zoologo"

Questo è l'anno di Leonardo, un uomo conosciuto in tutto il mondo per il suo incredibile genio. Iniziava molti lavori e non ne terminava quasi nessuno, poiché ricercava sempre, come un'ossessione, quella “perfezione” che raggiunse col suo dipinto più famoso, La Gioconda.

Il piccolo Leonardo nacque da un amore sbocciato presto tra la madre, giovane contadina che lavorava nelle terre del nonno paterno, e il figlio del padrone col quale, in una splendida notte stellata del mese di agosto, concepì quella creatura. Alla giovane contadina fu tolto quel bambino perché considerato il frutto di un amore impossibile. Il nonno paterno di Leonardo aveva altri progetti per il suo primogenito e vietò il matrimonio tra il figlio e quella donna che gli aveva rubato il cuore. Alla mamma fu consentito di tenere il bambino, ma solamente in qualità di nutrice e lo allattò fino all'età di 18 mesi andando nella casa dove il piccolo abitava con lo zio, fratello del padre, e con il nonno.

Il piccolo crebbe nella casa padronale e, nonostante tutto, poté godere di rispetto e protezione da quella  stessa famiglia che gli proibì in seguito di frequentare gli studi notarili. Leonardo era un figlio illegittimo e come tale rimaneva tagliato fuori dai diritti dei figli legalmente riconosciuti, e poi  era anche “mancino”, altro difetto, per l'epoca. Il nonno gli garantì una buona istruzione pagando dei tutori che dovevano insegnargli la matematica, la fisica, la letteratura, ma i suoi professori venivano messi in crisi dalle domande del piccolo Leonardo che poté giovarsi di un suo tutore particolare col quale stabilì un rapporto d'eccellenza: Francesco, il fratello di suo padre. Fin da piccolissimo con lo zio si avventurava tra i boschi e le verdeggianti colline, faceva belle passeggiate tra gli alberi e le distese di grano, nei boschi, lungo i percorsi di torrenti e fiumi. Uscivano al mattino presto ad ammirare l'alba e spesso tornavano a casa col buio al sorgere della luna. Comprese fin da piccolo che fiori e farfalle intrecciavano le loro vite in una lotta per la sopravvivenza anche se non riuscì a darsi delle risposte su come ciò potesse accadere.

Trecento anni dopo, il grande scienziato Charles Darwin definì questi rapporti come una "Struggle for life" ovvero “lotta per la vita”. Nel suo percorso formativo studiò e disegnò quegli insetti leonardeschi che possiamo collocare in tre categorie. La prima è quella dei veri e propri studi di insetti rifiniti con cura del dettaglio. La seconda e più vasta categoria include insetti che Leonardo ha disegnato per studiare il volo.  Nella terza categoria ci sono quegli insetti usati nei suoi pittogrammi, che secondo alcuni dimostrano il suo senso dell'umorismo ma che riescono a emozionare chi riesce a scoprirli.

Studiando i suoi quadri e osservando i suoi diari, i suoi “codici”, si potranno evidenziare, così, le “emozioni Vinciane” e trovare nuovi spunti per aumentare la conoscenza di uno degli uomini più famosi al mondo.

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Matera, capitale europea della cultura 2019

“Open Future”, questo è il logo che dal 19 gennaio, Matera ha scelto per festeggiare la sua affermazione come “Capitale europea della Cultura 2019”. Il meritato successo le regala anche un altro primato: è la prima città del sud a fregiarsi di questo ambìto titolo. Per ottenerlo si è confrontata in una competizione con altre cinque città italiane (Ravenna, Cagliari, Lecce, Perugia e Siena), altrettanto belle e altrettanto meritevoli di vincere tale titolo. Dopo ben 6 anni dalla candidatura, l'annuncio ufficiale è arrivato il 7 ottobre 2014 da parte dell'allora ministro ai Beni e alle Attività culturali e al Turismo Dario Franceschini. Matera non sarà sola in questa avventura, infatti questa competizione prevede la condivisione del titolo con un'altra città, e in questo 2019 Matera si troverà in associazione con Plovdiv, cittadina della Bulgaria. Una bella soddisfazione per i materani che stanno vivendo la favola della rinascita di Matera con un impegno superlativo, ben consci del loro ruolo da interpretare al meglio, per sfruttare un'occasione e far conoscere la storia e le tradizioni di un piccolo grande gioiello del nostro Paese. L'ultima città italiana ad aver ottenuto questo prestigioso riconoscimento, è stata nel 2004 Genova che in quel periodo ha restaurato palazzi storici e costruito percorsi ancora oggi molto gettonati dal turismo culturale. Girovagando per Matera si vedono ancora innumerevoli cantieri aperti per rendere più vivibile e accogliente la città dei Sassi. Il 2019 sarà per Matera un anno ricco di eventi di ogni sorta e che termineranno il 20 dicembre. La lunga kermesse si protrarrà per 48 settimane e avrà gli occhi del Mondo puntati su quei “Sassi” che nel passato ospitavano in condizioni di vera povertà una popolazione forte e laboriosa che oggi si è potuta riscattare ed è pronta a ospitare chiunque voglia ammirare le sue bellezze..

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La Puglia non è solo mare

La Puglia non è solo mare. E che mare naturalmente! Luoghi bellissimi e tanta storia si intrecciano tra loro rivelandosi con le molteplici testimonianze rappresentate da siti archeologici e da palazzi stupendi. Masserie che invitano ad essere visitate e “assaporate” per la loro architettura e per i gustosi piatti che sempre di più possono essere consumati in loco.

E già, la Puglia turistica sta cercando di farsi conoscere non solo per il bellissimo mare del Salento, del Gargano o delle Isole Tremiti e sembra proprio che ci stia riuscendo. La gente di Puglia è da sempre molto accogliente e ospitale, forse anche per la sua collocazione geografica che l'ha resa terra di passaggio per molte popolazioni fina dall'antichità. Le testimonianze archeologiche sono sempre più affascinanti e ricche, eppure per molti sono ancora sconosciute.

Quando si parla di Puglia l'attenzione viene catturata dai Trulli di Alberobello, costruzioni incredibilmente affascinanti costituiti da un'architettura primitiva che è rimasta in uso fino ai giorni nostri, un mix perfetto di efficienza ed ecosostenibilità o da Ostuni, soprannominata la città bianca per le sue casette candide di roccia calcarea.  E poi ci sono i Monti Dauni, un territorio meraviglioso, ricco di tradizioni e di paesaggi, cultura, enogastronomia, con borghi, monumenti e tradizioni che fanno di queste Comunità un immenso attrattore per chi voglia vivere una vacanza unica e autentica. Senza dimenticare il valore di una storia che è densa di cultura e si traduce in palazzi storici, castelli, musei, che costituiscono occasione di crescita e di lavoro. Lavoro di cui questa terra ha davvero bisogno per poter trattenere le giovani generazioni in una Regione che soffre ancora per le quasi inesistenti reti di trasporto pubblico ma che lancia importanti sfide culturali come, ad esempio, il “Festival del libro di Polignano a mare”, città natale del grande Domenico Modugno.

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Ravenna, città d'arte e cultura. Ricordando Dario Fo

Quante volte abbiamo parlato di Ravenna e di zanzare con il premio Nobel Dario Fo, sia mentre scriveva un suo libro sia quando gli avevo proposto di scrivere la prefazione per il mio. Sono ormai due anni che se n'è andato, ma i suoi scritti sono una bella eredità per chi ama l'arte in tutte le sue sfaccettature.

Ravenna, la città dei mosaici che ogni anno attira a sé migliaia di turisti. È una città ricca di storia e con un passato fatto di guerre, conquiste e riconquiste da parte di popolazioni che hanno lasciato il loro segno indelebile nel tempo. Il grande Maestro Dario Fo ha dedicato un intero libro alla “Vera storia di Ravenna”. In esso racconta alcuni episodi catastrofici ma che con la sua verve riesce a rendere simpatici. Dario Fo ci parla di quando Ravenna era circondata completamente dall'acqua, con tanti canali e acquitrini che costringevano la popolazione locale a vivere sulle palafitte.
Dario Fo scrive: “Il Coronelli che, nel '600, studiò il fenomeno Ravenna traducendo le testimonianze di Vitruvio, ci assicura che la città appariva, nel suo nascere, un agglomerato disperso fra 5 isolotti allacciati da ponti, una piccola Venezia. Ma una Venezia sorta ben 10 secoli prima della gloriosa Serenissima.”

Se da una parte ciò era un disagio, dall'altra offriva una protezione “geografica” della città che così diveniva difficile da espugnare. Ma, è sempre Dario Fo che ce lo racconta parlando di zanzare nel libro Questione di Culex (ed. De Agostini, 2014), con tutta quell'acqua, la zona pullulava di zanzare. Dario Fo scrive: “Nel VI secolo d.C. Teodorico, su ordine dell'imperatore Zenone, tiene sotto assedio Ravenna. Pensa di potersela cavare in qualche mese, grazie al potente esercito di cui dispone, ma Ravenna, che a quel tempo ancora era un città composta da isole e canali come oggi Venezia, dopo due anni riesce ancora a bloccare Teodorico, la sua armata e le sue navi. I ravennati posseggono un grande alleato. Questo alleato si chiama zanzara.

Milioni di zanzare che aggrediscono ognuno, uomini, donne e animali, e sono i responsabili primi della malaria.” Beh, pare che Ravenna abbia resistito a lungo poiché le Anofele, zanzare che trasmettevano la malaria, furono le sue alleate nel procurare ingenti perdite di uomini all'esercito di Teodorico. Alla fine, però, egli riuscì comunque a conquistare la città, grazie a stratagemmi e furbizie militari che lo portarono a regnare su Ravenna lasciandoci in eredità le bellezze che oggi possiamo ammirare.

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La pazienza delle cicale

Quest'anno si è fatto un gran “cicaleccio” sui giornali a causa del rumore prodotto dalle cicale. Che sia stato il caldo e l'alternarsi di piogge e giornate di sole, o per altri intrecci di cui Madre Natura è capace di intessere con i suoi molteplici fili che collegano gli esseri viventi tra loro e l'ambiente in cui essi vivono, fatto sta che il 2018 lo potremmo definire l'anno della cicala, per il gran numero di esemplari che popolano le città e le campagne.
La cicala è conosciuta soprattutto per le favole che la descrivono come “oziosa” e perditempo in quanto passa tutto il giorno a emettere un canto incessante e messa a confronto con la formica laboriosa e previdente, capace di mettere da parte le provviste per l'inverno che verrà.
Ma le cose non stanno proprio sempre come ci appaiono.
Intanto a cantare sono solo i maschi che producono il caratteristico suono con membrane vibranti situate nell'addome e lo fanno con il preciso scopo di attrarre una femmina della sua specie e metter su famiglia.
Anche se i rumori delle cicale vengono percepite dall'orecchio umano come fossero tutti uguali, questi insetti variano i toni da specie a specie e a seconda che debbano lanciare un allarme o attrarre potenziali partner.
Le specie conosciute di cicala sono oltre 3.000, e tra loro alcune presentano comportamenti a dir poco particolari. Per esempio c'è una cicala americana (Magicicada septendecim) che vive ben 17 anni sotto terra come larva e solo un giorno come adulta. In quel giorno deve assolvere al suo ruolo biologico e trovare una compagna per accoppiarsi. Quindi, direi, che ha tutto il diritto di cantare. La maggior parte delle cicale ha però cicli vitali molto più brevi e fanno la loro comparsa ogni anno sebbene il ciclo larvale si protragga per 2 o 3 anni, sempre sotto terra dove si nutrono suggendo liquidi dalle radici delle piante.
La Tibicen canicularis, ad esempio, entra in scena ogni anno a metà estate.
Diverse culture, tra cui gli antichi cinesi, consideravano questi insetti come un potente simbolo di rinascita.

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L'incubo della caccia alle balene

Sembra che al mondo chi deve pensare e decidere lasci sempre il cervello spento, tranne che per il guadagno, il denaro e il potere. Questi personaggi dimenticano che viviamo in un contesto che si chiama Natura, che la Natura ha delle regole scritte dopo l’ultima glaciazione e che si erano ottimizzate fino a creare un meccanismo secondo il quale ogni essere, anche il più piccolo, aveva una qualche importanza in quella che è chiamata catena alimentare e nella conservazione dell’ambiente. Regola semplice da scrivere, ma sembra di difficile comprensione, non perché sia difficile, ma perché mettendola in pratica cozzerebbe con gli interessi di questo, quello, o quell’altro.
Premesso questo, la notizia mi ha sconcertato: riprende la caccia alle balene in Islanda e in Norvegia.
Ripeto con altre parole: i due paesi che sono sempre stati indicati come i più civili (parola questa di difficile definizione) si apprestano a nuove mattanze.
In Italia, presi come siamo dal siparietto politico, certo la mattanza delle balene per allietare le mense giapponesi non può suscitare grande interesse. Gli unici che hanno sollevato proteste sono Greenpeace e l'Ifaw (International Fund for animals welfare).
Morale: i pescatori islandesi riprenderanno la caccia alla balenottera comune, dichiarata specie in via di estinzione nel 1996, dopo una pausa di due anni, fissando un obiettivo di 191 uccisioni in questa stagione grazie al Giappone, perché a Tokyo hanno allentato i regolamenti per l'importazione della carne di balena e così la situazione di mercato è tornata a essere promettente per i pescatori islandesi. Ma non basta. E qui sta la beffa: la compagnia di pescatori ha spiegato di voler collaborare con i ricercatori dell'Università dell'Islanda per sviluppare medicinali a base di carne di balena, destinati a combattere la carenza di ferro, una condizione che colpisce quasi il 30% della popolazione mondiale secondo i dati dell'Oms. Ma, se è vero, e penso che sia così, che i cetacei, bellissimi animali che stanno scomparendo, alla fine scompariranno, dai e dai, la carenza di ferro non la si combatterà più? Quel 30% della popolazione mondiale come si curerà? Basta sfogliare un prontuario medico o una qualsiasi enciclopedia medica per avere la soluzione.
La Norvegia, invece, non si accontenta, ma ha autorizzato l'uccisione di 1.278 balene, il 28% in più dello scorso anno, così come annunciato dal ministro della pesca norvegese, Per Sandberg.
Infine anche il Giappone, principale mercato di consumo per la carne di balena,  caccia ufficialmente esemplari solo per non meglio definiti fini scientifici, rimpolpando intanto le sue tavole.

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Emozionarsi in compagnia dei cetacei

Osservare le balene e gli altri grandi mammiferi marini presenti è certamente una delle esperienze che di più lasciano il loro indelebile segno nella nostra memoria. E pensare che è un sogno realizzabile anche avendo poco tempo disponibile ma, naturalmente, tanta passione da dedicargli. Arriva il momento per tutti di aprire il cassetto dove si ripongono i sogni per tirar fuori quello che di più potrebbe regalare emozionai.

Se quel sogno comprendesse un viaggio per “veleggiare insieme alle balene”, la sua realizzazione sarebbe davvero possibile, e lo si può fare vivendo addirittura la magnifica esperienza di diventare “aiutante di un'équipe di biologi marini” che fanno capo all'Istituto Tethys ONLUS (www.tethys.org), un'organizzazione non-profit specializzata nella ricerca sui Cetacei attiva dal 1986. Ma dove andare e come organizzarsi per vivere l'avventurosa osservazione, senza dover percorrere migliaia di chilometri? Uno dei luoghi più frequentati da questi animali è il Mar Ligure. Proprio queste acque sono state inserite tra i siti più interessanti dal punto di vista naturalistico volto alla salvaguardia dei suoi abitanti: il Santuario Internazionale dei Cetacei “Pelagos”. Un'ampia superficie compresa nel bacino marino che si estende tra il sud della Francia e la Toscana includendo Liguria e Corsica e lambendo la Sardegna e il Principato di Monaco. Un tratto di mare che rappresenta il principale sito di alimentazione di tutto il Mediterraneo per la Balenottera comune.

Le acque territoriali italiane sono inserite nel Santuario per i mammiferi marini dal 1991. Un'area marina con una superficie a mare di circa 25.573 Kmq compresa fra Liguria, Sardegna e Toscana. Da ottobre 1999 anche la Francia (Costa Azzurra e Corsica), Principato di Monaco sono entrate a far parte di questo “paradiso” che oggi occupa una superficie marina complessiva di circa 87.500 Kmq, tutto il bacino corso-ligure-provenzale da Punta Escampobariou (vicino alla città francese di Tolone) a Capo Falcone e capo Ferro (Sardegna), fino al Chiarone (confine tra Toscana e Lazio).

 

*) Tratto dal libro di Claudio Venturelli e Guido Pietroluongo “Il Santuario dei Cetacei: in crociera nel Mar Ligure con balene, delfini e capodogli”, ed. Historica, marzo 2018

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