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Quale meraviglia? Featured

Le immagini di desolazione che hanno accompagnato l’emergenza di inizio novembre, e purtroppo anche le future che si scateneranno a causa del riscaldamento globale, una volta in più hanno evidenziato ciò che sta accadendo al clima, come non si dimenticheranno i volontari, le associazioni ambientaliste, i vigili del fuoco, i cittadini che muoiono e piangono tra il fango.
Sono decenni che dagli scienziati sono stati lanciati segnali su segnali, per molti versi inascoltati, ed ora voglio scrivere che non ne posso più di vedere scorrere immagini di una natura che reagisce allo scempio che sono secoli che si abbatte su di essa (e chi doveva sapere sapeva e sa!).
Di chi è la colpa? Della natura? No. Non è colpa della Natura. Con il mio Siamo al verde e con gli articoli sul Castellano e su Terre&Culture, sono anni che scrivo che non è colpa della Natura, ma di chi decide, che è riuscito a distruggere i cicli biologici trasformandoli in incubi facendoceli oltretutto digerire come un “non fatto” e soggiacere l’evidenza che con il perdurare della crisi climatica il livello dei mari aumenterà e costringerà a un progressivo esodo di un miliardo di persone, questa è la stima, che vivono lungo le coste che dovrà sommarsi all'esodo delle popolazioni che dal Sud del mondo, per siccità e carestie, si stanno spostando a Nord.
Non è colpa della Natura, ma di chi non si è mai occupato veramente del risvolto politico/ gestionale dell'ambiente, del territorio, della gestione dei boschi, di pulire le fogne cittadine, di mantenere puliti i canali di scolo, di mantenere l'occupazione contadina sui territori, di conservare l'integrità di boschi e praterie sovrasfruttandoli, di non costruire indiscriminatamente cemento su cemento, stendere asfalto su asfalto, ma che è preparatissimo sulla finanza, sulle crisi bancarie, sulla Borsa, sui meccanismi UE.
Non è colpa della Natura, ma dell'uomo, se l'intero sistema idraulico di superficie è in crisi profonda e inarrestabile, se esondano i torrenti mal governati o addirittura chiusi come in bare da strade e abitazioni.
Problema enorme e costoso, quello idraulico, i fiumi irregimentati e canalizzati, con le casse di espansione urbanizzate non sopportano più il deflusso delle “bombe d'acqua” che non distribuiscono più le piogge su ampie superfici, ma scaricano in poche e localizzate aree, in tempi brevissimi, enormi quantità di piogge, mettendo in crisi tutte le nostre opere di regimazione e smaltimento delle acque, anche quelle ben fatte, ma costruite per regimi di precipitazioni anche solo 30 anni fa ben più morbidi. Non pensiamo che le recenti alluvioni intense e disastrose siano colpa “della vegetazione che ostruisce i corsi d'acqua”, bugia di chi finge di non sapere (o non sanno per vera ignoranza ecologica) che questi disastri idraulici sono invece l'effetto di quella “tropicalizzazione” del nostro clima italico un tempo davvero “clima temperato”.
Non è colpa della Natura se non siamo ancora riusciti a capire che una casa o un'industria devono essere gestite nell'ambiente, perché, e sarebbe bene ricordarlo, la natura vive senza l'uomo, ma l'uomo senza natura muore. Ed è ciò che sta accadendo. Ma il messaggio è ancora offuscato da interessi che superano la presa di coscienza che anche noi siamo Natura e che la salvaguardia dell'ambiente è una delle grandi battaglie che dovrà affrontare l'umanità insieme alla sovrappopolazione, alla fame e alla mancanza di acqua.
Io davvero dubito che si possa fare ancora qualcosa di risolutivo, forse qualche pezza messa di qua o di là sì, ma niente di più, perché la temperatura del pianeta aumenta (sono decenni con i COP che ci prendono in giro con decisioni prese ma mai prese, volte solo a non cambiare niente o poco, è dal 1972 con Stoccolma!), i ghiacciai si sciolgono e la salinità oceanica diminuisce influenzando la rotazione delle correnti, senza parlare della perdita della biodiversità vegetale ed animale, altro scempio tenuto ben nascosto; le scelte per un abbattimento dei combustibili fossili sono sempre rimandate, anzi sembra aumentino (vedi il mio articolo su Terre&Culture di ottobre L'impatto sociale dell'inquinamento) e non saranno solo le auto elettriche a risolvere il problema, ma lavorare per una riconversione totale dei riscaldamenti cittadini e degli scarichi in atmosfera delle industrie, coadiuvati da un generalizzato utilizzo ragionato delle energie alternative (fotovoltaico, eolico, biodigestori a biomasse, idroelettrico e geotermico).
Perché chi deve decidere non decide con un vero e attuabile piano straordinario nazionale volto a finanziare la gestione del territorio, quando si è sempre saputo che l’Italia è geologicamente fragile ed è suscettibile ai terremoti?
Se ne sono accorti i politici che le api sono diminuite e che si trovano la mattina morte sulle terrazze insieme alla cavallette? Sanno cosa significa perdere l'impollinazione? Che è ormai raro vedere lucciole, che con le api sono indicatori ambientali e il resto ne è conseguenza? Che le piante sono impazzite e che non riescono più a seguire i cicli che le guidavano? Che fioriscono le rose a dicembre e che a dicembre la maggior parte delle foglie è ancora verde? Che si sono scatenati sull'Italia tornado e non solo temporali?
Ora ci meravigliamo se la natura reagisce ingigantendo ciò che era naturale, trasformandolo in deliri ambientali a cui non siamo preparati.Ma di cosa ci meravigliamo? Abbiamo voluto perdere ed abbiamo perso.

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