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Editoriale (13)

Calabria. Mare e sapori tra natura e storia

Viaggiare in Calabria è sempre una cosa stupenda. Le persone sono accoglienti, innamorate della propria terra: ognuno vorrebbe farti vedere l'angolo più bello che conosce. Il ventotto Agosto al tramonto, dalla piazza di Tropea che si affaccia sul Mar Tirreno, lo Stromboli sullo sfondo sembra ingoiare il sole. Il fascino di questo spettacolo è celebrato in tutto il mondo. Lasciata Tropea in direzione di Cosenza, una piacevole sosta in piazza della Repubblica a Pizzo Calabro consente di gustare il gelato al tartufo più buono di tutta l'area: ci sono di diversi gusti, ma quello alla nocciola con cuore di cioccolato sciolto è davvero eccezionale. La Chiesa di Piedigrotta, proprio sotto Pizzo Calabro, è veramente un posto fantastico, quasi incredibile. Qualcuno si è preso l'onere di scolpire la pietra, e da quella roccia calcarea ha tirato fuori delle statue davvero bellissime: hanno un'aura di sacralità, di accoglienza e di fascino. La Calabria è bella tutta: non è solo il mare che attira o deve attirare i visitatori. Le Gole del Raganello a Civita richiamano turisti da ogni dove. E il piccolo borgo si rivela suggestivo anche in quei periodi dell'anno in cui non ci si aspettano visitatori, quando i comignoli dalle mille forme sbuffano il fumo dei caminetti accesi rendendo l'atmosfera quasi sacrale. È una regione conosciuta per le sue coste bagnate da mar Ionio e mar Tirreno, per i suoi cibi, sempre più raffinati e buoni, per quello che è il sapore di una terra che pian piano si sta riscattando e che è pronta ad accogliere quel turismo che ama la natura, il bel mare e il buon cibo. Cosenza, Reggio Calabria, Vibo Valentia, Catanzaro: ogni città rappresenta un territorio che ha caratteristiche simili ma uniche.
Territori dove la storia si racconta e si respira in ogni poro del terreno. Cavità scavate nella roccia che oggi si svelano al turista, come per esempio Zungri, dove una civiltà rupestre si era insediata centinaia di anni fa e che solo recentemente è stata portata alla luce. Riscoperta nella sua storia, Zungri è un luogo incantevole che pochi conoscono ma che tutti dovrebbero visitare.

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Leonardo "zoologo"

Questo è l'anno di Leonardo, un uomo conosciuto in tutto il mondo per il suo incredibile genio. Iniziava molti lavori e non ne terminava quasi nessuno, poiché ricercava sempre, come un'ossessione, quella “perfezione” che raggiunse col suo dipinto più famoso, La Gioconda.
Il piccolo Leonardo nacque da un amore sbocciato presto tra la madre, giovane contadina che lavorava nelle terre del nonno paterno, e il figlio del padrone col quale, in una splendida notte stellata del mese di agosto, concepì quella creatura. Alla giovane contadina fu tolto quel bambino perché considerato il frutto di un amore impossibile. Il nonno paterno di Leonardo aveva altri progetti per il suo primogenito e vietò il matrimonio tra il figlio e quella donna che gli aveva rubato il cuore. Alla mamma fu consentito di tenere il bambino, ma solamente in qualità di nutrice e lo allattò fino all'età di 18 mesi andando nella casa dove il piccolo abitava con lo zio, fratello del padre, e con il nonno.
Il piccolo crebbe nella casa padronale e, nonostante tutto, poté godere di rispetto e protezione da quella  stessa famiglia che gli proibì in seguito di frequentare gli studi notarili. Leonardo era un figlio illegittimo e come tale rimaneva tagliato fuori dai diritti dei figli legalmente riconosciuti, e poi  era anche “mancino”, altro difetto, per l'epoca. Il nonno gli garantì una buona istruzione pagando dei tutori che dovevano insegnargli la matematica, la fisica, la letteratura, ma i suoi professori venivano messi in crisi dalle domande del piccolo Leonardo che poté giovarsi di un suo tutore particolare col quale stabilì un rapporto d'eccellenza: Francesco, il fratello di suo padre. Fin da piccolissimo con lo zio si avventurava tra i boschi e le verdeggianti colline, faceva belle passeggiate tra gli alberi e le distese di grano, nei boschi, lungo i percorsi di torrenti e fiumi. Uscivano al mattino presto ad ammirare l'alba e spesso tornavano a casa col buio al sorgere della luna. Comprese fin da piccolo che fiori e farfalle intrecciavano le loro vite in una lotta per la sopravvivenza anche se non riuscì a darsi delle risposte su come ciò potesse accadere. Trecento anni dopo, il grande scienziato Charles Darwin definì questi rapporti come una "Struggle for life" ovvero “lotta per la vita”. Nel suo percorso formativo studiò e disegnò quegli insetti leonardeschi che possiamo collocare in tre categorie. La prima è quella dei veri e propri studi di insetti rifiniti con cura del dettaglio. La seconda e più vasta categoria include insetti che Leonardo ha disegnato per studiare il volo.  Nella terza categoria ci sono quegli insetti usati nei suoi pittogrammi, che secondo alcuni dimostrano il suo senso dell'umorismo ma che riescono a emozionare chi riesce a scoprirli.
Studiando i suoi quadri e osservando i suoi diari, i suoi “codici”, si potranno evidenziare, così, le “emozioni Vinciane” e trovare nuovi spunti per aumentare la conoscenza di uno degli uomini più famosi al mondo.

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Matera, capitale europea della cultura 2019

“Open Future”, questo è il logo che dal 19 gennaio, Matera ha scelto per festeggiare la sua affermazione come “Capitale europea della Cultura 2019”. Il meritato successo le regala anche un altro primato: è la prima città del sud a fregiarsi di questo ambìto titolo. Per ottenerlo si è confrontata in una competizione con altre cinque città italiane (Ravenna, Cagliari, Lecce, Perugia e Siena), altrettanto belle e altrettanto meritevoli di vincere tale titolo. Dopo ben 6 anni dalla candidatura, l'annuncio ufficiale è arrivato il 7 ottobre 2014 da parte dell'allora ministro ai Beni e alle Attività culturali e al Turismo Dario Franceschini. Matera non sarà sola in questa avventura, infatti questa competizione prevede la condivisione del titolo con un'altra città, e in questo 2019 Matera si troverà in associazione con Plovdiv, cittadina della Bulgaria. Una bella soddisfazione per i materani che stanno vivendo la favola della rinascita di Matera con un impegno superlativo, ben consci del loro ruolo da interpretare al meglio, per sfruttare un'occasione e far conoscere la storia e le tradizioni di un piccolo grande gioiello del nostro Paese. L'ultima città italiana ad aver ottenuto questo prestigioso riconoscimento, è stata nel 2004 Genova che in quel periodo ha restaurato palazzi storici e costruito percorsi ancora oggi molto gettonati dal turismo culturale. Girovagando per Matera si vedono ancora innumerevoli cantieri aperti per rendere più vivibile e accogliente la città dei Sassi. Il 2019 sarà per Matera un anno ricco di eventi di ogni sorta e che termineranno il 20 dicembre. La lunga kermesse si protrarrà per 48 settimane e avrà gli occhi del Mondo puntati su quei “Sassi” che nel passato ospitavano in condizioni di vera povertà una popolazione forte e laboriosa che oggi si è potuta riscattare ed è pronta a ospitare chiunque voglia ammirare le sue bellezze..

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La Puglia non è solo mare

La Puglia non è solo mare. E che mare naturalmente! Luoghi bellissimi e tanta storia si intrecciano tra loro rivelandosi con le molteplici testimonianze rappresentate da siti archeologici e da palazzi stupendi. Masserie che invitano ad essere visitate e “assaporate” per la loro architettura e per i gustosi piatti che sempre di più possono essere consumati in loco. E già, la Puglia turistica sta cercando di farsi conoscere non solo per il bellissimo mare del Salento, del Gargano o delle Isole Tremiti e sembra proprio che ci stia riuscendo. La gente di Puglia è da sempre molto accogliente e ospitale, forse anche per la sua collocazione geografica che l'ha resa terra di passaggio per molte popolazioni fina dall'antichità. Le testimonianze archeologiche sono sempre più affascinanti e ricche, eppure per molti sono ancora sconosciute. Quando si parla di Puglia l'attenzione viene catturata dai Trulli di Alberobello, costruzioni incredibilmente affascinanti costituiti da un'architettura primitiva che è rimasta in uso fino ai giorni nostri, un mix perfetto di efficienza ed ecosostenibilità o da Ostuni, soprannominata la città bianca per le sue casette candide di roccia calcarea.  E poi ci sono i Monti Dauni, un territorio meraviglioso, ricco di tradizioni e di paesaggi, cultura, enogastronomia, con borghi, monumenti e tradizioni che fanno di queste Comunità un immenso attrattore per chi voglia vivere una vacanza unica e autentica. Senza dimenticare il valore di una storia che è densa di cultura e si traduce in palazzi storici, castelli, musei, che costituiscono occasione di crescita e di lavoro. Lavoro di cui questa terra ha davvero bisogno per poter trattenere le giovani generazioni in una Regione che soffre ancora per le quasi inesistenti reti di trasporto pubblico ma che lancia importanti sfide culturali come, ad esempio. Il “Festival del libro di Polignano a mare”, città natale del grande Domenico Modugno.

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Ravenna, città d'arte e cultura. Ricordando Dario Fo

Quante volte abbiamo parlato di Ravenna e di zanzare con il premio Nobel Dario Fo, sia mentre scriveva un suo libro sia quando gli avevo proposto di scrivere la prefazione per il mio. Sono ormai due anni che se n'è andato, ma i suoi scritti sono una bella eredità per chi ama l'arte in tutte le sue sfaccettature.
Ravenna, la città dei mosaici che ogni anno attira a sé migliaia di turisti. È una città ricca di storia e con un passato fatto di guerre, conquiste e riconquiste da parte di popolazioni che hanno lasciato il loro segno indelebile nel tempo. Il grande Maestro Dario Fo ha dedicato un intero libro alla “Vera storia di Ravenna”. In esso racconta alcuni episodi catastrofici ma che con la sua verve riesce a rendere simpatici. Dario Fo ci parla di quando Ravenna era circondata completamente dall'acqua, con tanti canali e acquitrini che costringevano la popolazione locale a vivere sulle palafitte.
Dario Fo scrive: “Il Coronelli che, nel '600, studiò il fenomeno Ravenna traducendo le testimonianze di Vitruvio, ci assicura che la città appariva, nel suo nascere, un agglomerato disperso fra 5 isolotti allacciati da ponti, una piccola Venezia. Ma una Venezia sorta ben 10 secoli prima della gloriosa Serenissima.”
Se da una parte ciò era un disagio, dall'altra offriva una protezione “geografica” della città che così diveniva difficile da espugnare. Ma, è sempre Dario Fo che ce lo racconta parlando di zanzare nel libro Questione di Culex (ed. De Agostini, 2014), con tutta quell'acqua, la zona pullulava di zanzare. Dario Fo scrive: “Nel VI secolo d.C. Teodorico, su ordine dell'imperatore Zenone, tiene sotto assedio Ravenna. Pensa di potersela cavare in qualche mese, grazie al potente esercito di cui dispone, ma Ravenna, che a quel tempo ancora era un città composta da isole e canali come oggi Venezia, dopo due anni riesce ancora a bloccare Teodorico, la sua armata e le sue navi. I ravennati posseggono un grande alleato. Questo alleato si chiama zanzara. Milioni di zanzare che aggrediscono ognuno, uomini, donne e animali, e sono i responsabili primi della malaria.” Beh, pare che Ravenna abbia resistito a lungo poiché le Anofele, zanzare che trasmettevano la malaria, furono le sue alleate nel procurare ingenti perdite di uomini all'esercito di Teodorico. Alla fine, però, egli riuscì comunque a conquistare la città, grazie a stratagemmi e furbizie militari che lo portarono a regnare su Ravenna lasciandoci in eredità le bellezze che oggi possiamo ammirare.

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La pazienza delle cicale

Quest'anno si è fatto un gran “cicaleccio” sui giornali a causa del rumore prodotto dalle cicale. Che sia stato il caldo e l'alternarsi di piogge e giornate di sole, o per altri intrecci di cui Madre Natura è capace di intessere con i suoi molteplici fili che collegano gli esseri viventi tra loro e l'ambiente in cui essi vivono, fatto sta che il 2018 lo potremmo definire l'anno della cicala, per il gran numero di esemplari che popolano le città e le campagne.
La cicala è conosciuta soprattutto per le favole che la descrivono come “oziosa” e perditempo in quanto passa tutto il giorno a emettere un canto incessante e messa a confronto con la formica laboriosa e previdente, capace di mettere da parte le provviste per l'inverno che verrà.
Ma le cose non stanno proprio sempre come ci appaiono.
Intanto a cantare sono solo i maschi che producono il caratteristico suono con membrane vibranti situate nell'addome e lo fanno con il preciso scopo di attrarre una femmina della sua specie e metter su famiglia.
Anche se i rumori delle cicale vengono percepite dall'orecchio umano come fossero tutti uguali, questi insetti variano i toni da specie a specie e a seconda che debbano lanciare un allarme o attrarre potenziali partner.
Le specie conosciute di cicala sono oltre 3.000, e tra loro alcune presentano comportamenti a dir poco particolari. Per esempio c'è una cicala americana (Magicicada septendecim) che vive ben 17 anni sotto terra come larva e solo un giorno come adulta. In quel giorno deve assolvere al suo ruolo biologico e trovare una compagna per accoppiarsi. Quindi, direi, che ha tutto il diritto di cantare. La maggior parte delle cicale ha però cicli vitali molto più brevi e fanno la loro comparsa ogni anno sebbene il ciclo larvale si protragga per 2 o 3 anni, sempre sotto terra dove si nutrono suggendo liquidi dalle radici delle piante.
La Tibicen canicularis, ad esempio, entra in scena ogni anno a metà estate.
Diverse culture, tra cui gli antichi cinesi, consideravano questi insetti come un potente simbolo di rinascita.

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L'incubo della caccia alle balene

Sembra che al mondo chi deve pensare e decidere lasci sempre il cervello spento, tranne che per il guadagno, il denaro e il potere. Questi personaggi dimenticano che viviamo in un contesto che si chiama Natura, che la Natura ha delle regole scritte dopo l’ultima glaciazione e che si erano ottimizzate fino a creare un meccanismo secondo il quale ogni essere, anche il più piccolo, aveva una qualche importanza in quella che è chiamata catena alimentare e nella conservazione dell’ambiente. Regola semplice da scrivere, ma sembra di difficile comprensione, non perché sia difficile, ma perché mettendola in pratica cozzerebbe con gli interessi di questo, quello, o quell’altro.
Premesso questo, la notizia mi ha sconcertato: riprende la caccia alle balene in Islanda e in Norvegia.
Ripeto con altre parole: i due paesi che sono sempre stati indicati come i più civili (parola questa di difficile definizione) si apprestano a nuove mattanze.
In Italia, presi come siamo dal siparietto politico, certo la mattanza delle balene per allietare le mense giapponesi non può suscitare grande interesse. Gli unici che hanno sollevato proteste sono Greenpeace e l'Ifaw (International Fund for animals welfare).
Morale: i pescatori islandesi riprenderanno la caccia alla balenottera comune, dichiarata specie in via di estinzione nel 1996, dopo una pausa di due anni, fissando un obiettivo di 191 uccisioni in questa stagione grazie al Giappone, perché a Tokyo hanno allentato i regolamenti per l'importazione della carne di balena e così la situazione di mercato è tornata a essere promettente per i pescatori islandesi. Ma non basta. E qui sta la beffa: la compagnia di pescatori ha spiegato di voler collaborare con i ricercatori dell'Università dell'Islanda per sviluppare medicinali a base di carne di balena, destinati a combattere la carenza di ferro, una condizione che colpisce quasi il 30% della popolazione mondiale secondo i dati dell'Oms. Ma, se è vero, e penso che sia così, che i cetacei, bellissimi animali che stanno scomparendo, alla fine scompariranno, dai e dai, la carenza di ferro non la si combatterà più? Quel 30% della popolazione mondiale come si curerà? Basta sfogliare un prontuario medico o una qualsiasi enciclopedia medica per avere la soluzione.
La Norvegia, invece, non si accontenta, ma ha autorizzato l'uccisione di 1.278 balene, il 28% in più dello scorso anno, così come annunciato dal ministro della pesca norvegese, Per Sandberg.
Infine anche il Giappone, principale mercato di consumo per la carne di balena,  caccia ufficialmente esemplari solo per non meglio definiti fini scientifici, rimpolpando intanto le sue tavole.

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Emozionarsi in compagnia dei cetacei

Osservare le balene e gli altri grandi mammiferi marini presenti è certamente una delle esperienze che di più lasciano il loro indelebile segno nella nostra memoria. E pensare che è un sogno realizzabile anche avendo poco tempo disponibile ma, naturalmente, tanta passione da dedicargli. Arriva il momento per tutti di aprire il cassetto dove si ripongono i sogni per tirar fuori quello che di più potrebbe regalare emozionai. Se quel sogno comprendesse un viaggio per “veleggiare insieme alle balene”, la sua realizzazione sarebbe davvero possibile, e lo si può fare vivendo addirittura la magnifica esperienza di diventare “aiutante di un'équipe di biologi marini” che fanno capo all'Istituto Tethys ONLUS (www.tethys.org), un'organizzazione non-profit specializzata nella ricerca sui Cetacei attiva dal 1986. Ma dove andare e come organizzarsi per vivere l'avventurosa osservazione, senza dover percorrere migliaia di chilometri? Uno dei luoghi più frequentati da questi animali è il Mar Ligure. Proprio queste acque sono state inserite tra i siti più interessanti dal punto di vista naturalistico volto alla salvaguardia dei suoi abitanti: il Santuario Internazionale dei Cetacei “Pelagos”. Un'ampia superficie compresa nel bacino marino che si estende tra il sud della Francia e la Toscana includendo Liguria e Corsica e lambendo la Sardegna e il Principato di Monaco. Un tratto di mare che rappresenta il principale sito di alimentazione di tutto il Mediterraneo per la Balenottera comune. Le acque territoriali italiane sono inserite nel Santuario per i mammiferi marini dal 1991. Un'area marina con una superficie a mare di circa 25.573 Kmq compresa fra Liguria, Sardegna e Toscana. Da ottobre 1999 anche la Francia (Costa Azzurra e Corsica), Principato di Monaco sono entrate a far parte di questo “paradiso” che oggi occupa una superficie marina complessiva di circa 87.500 Kmq, tutto il bacino corso-ligure-provenzale da Punta Escampobariou (vicino alla città francese di Tolone) a Capo Falcone e capo Ferro (Sardegna), fino al Chiarone (confine tra Toscana e Lazio).

 

*) Tratto dal libro di Claudio Venturelli e Guido Pietroluongo “Il Santuario dei Cetacei: in crociera nel Mar Ligure con balene, delfini e capodogli”, ed. Historica, marzo 2018

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Cesena. Una città che vale la pena visitare

"E quella cu' il Savio bagna 'l fianco,
così com'ella sie' tra 'l piano e 'l monte,
tra tirannia si vive e stato franco."

Così Dante nella sua Divina Commedia, Canto XXVII dell'Inferno, descrive Cesena.
Cesena è una cittadina ricca di cultura e frizzante nell'aprirsi al nuovo, favorita dalla sua posizione geografica e dalle vie di comunicazione che la rendono attraente anche per le diverse attività produttive. Tra queste spiccano gli allevamenti zootecnici e l'ortofrutta che rende Cesena famosa nel Mondo intero, senza dimenticare il suo ruolo di Welness Valley.
Questo connubio tra passato e presente lo si ritrova rappresentato in molti angoli della città nel suo sottosuolo, dove sempre più spesso riemergono reperti del lontano passato, quando anche Giulio Cesare passò per questi luoghi. Sovrastata dalla Basilica del Monte con i suoi numerosi tesori che ne testimoniano il ruolo di riferimento per i cesenati, Cesena si snoda tra pianura e collina con una strana forma a scorpione, il cui cuore è rappresentato dalla Rocca Malatestiana che pare sia stata modificata niente di meno che da Leonardo da Vinci. A poca distanza c'è la fantastica Biblioteca Malatestiana voluta da Malatesta Novello nella seconda metà del XV secolo. Si tratta di una biblioteca monastica che è stata inserita nel Registro della Memoria del Mondo dall'Unesco per la sua unicità e completezza nelle raccolte librarie che conserva con cura e che vale proprio la pena visitare e vivere così l'emozione di viaggiare nel tempo.

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Il clima e le zanzare

Di cambiamento climatico se ne parla ormai da molto tempo anche perché segnali allarmanti sono stati identificati e descritti con fiumi di inchiostro. Lo zampino dell'uomo in queste rapide evoluzioni di modificazione del clima é più che dimostrato dai numerosi studi che sono in grado di mostrare come l'innalzamento delle temperature osservabile nei grafici degli ultimi 150 anni, cioè da quando le misurazioni strumentali sono possibili, rimane costante per un certo periodo e si innalza rapidamente a partire dal 1980 in poi. Cosa sta succedendo e come questo riscaldamento possono influenzare la sopravvivenza degli esseri viventi sul Pianeta Terra, é un vero rompicapo per gli studiosi che si impegnano giorno dopo giorno nei campi di interesse per fornire dati e indicazioni affinché i capi di Governo ne facciano tesoro e avviino serie politiche di salvaguardia. Nel libro La vita al tempo del petrolio, curato dal prof. Aldo Ferrara e pubblicato da Agorà & Co di Lugano nell'aprile 2017, vengono messe in evidenza le morti collegate al petrolio e come queste dipendano non solo da malattie respiratori ma anche dalle guerre ad esso collegate. Si parla anche di come i cambiamenti climatici hanno influenzato l'introduzione di specie viventi in ambienti diversi dal loro areale di origine. Da alcuni anni dobbiamo affrontare problematiche collegate all'involontaria importazione di specie "aliene" come ad esempio la zanzara tigre (Aedes albopictus) mediante il traffico di merci sempre più intenso e rapido.
Nel nord Italia si stanno diffondendo nuove specie di zanzare anche in aree montane, impreparate alla loro presenza. Si tratta di specie provenienti dall'Asia, la zanzara coreana, Aedes koreicus e la zanzara giapponese, Aedes japonicus, entrambe con aspetto e comportamento molto simili alla tigre, ma a differenza di quest'ultima le nuove coinquiline riescono a vivere e moltiplicarsi in montagna. Un discorso a sé, parlando di clima, merita Aedes aegypti, principale vettore di Dengue, febbre gialla e Zika, che per nostra fortuna non é presente in Italia. Si tratta di una specie legata ai climi caldi non avendo capacità di svernare alle nostre latitudini. In passato e' stata diffusa a partire dall'Africa a bordo delle navi che stoccavano acqua nei barili, arrivando a colonizzare spesso le città portuali del Mediterraneo. Famosa é rimasta l'epidemia di Dengue del 1927-1928 in Atene che interessò circa il 90% dei 600.000 abitanti con oltre 1.000 morti accertati.
Le proiezioni legate al cambiamento climatico indicano che il sud Europa diventerà progressivamente più idoneo alla sopravvivenza della specie nel caso venisse introdotta in qualche modo. Per contrastarla é necessario sapersi organizzare per tempo con mirate azioni preventive sulle quali si concentra progetto greco-italiano Life Conops (http://www.conops.gr) e il Gruppo di lavoro

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