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Editoriale (10)

La Puglia non è solo mare

La puglia non è solo mare. E che mare naturalmente! Luoghi bellissimi e tanta storia si intrecciano tra loro rivelandosi con le molteplici testimonianze rappresentate da siti archeologici e da palazzi stupendi. Masserie che invitano ad essere visitate e “assaporate” per la loro architettura e per i gustosi piatti che sempre di più possono essere consumati in loco. E già, la Puglia turistica sta cercando di farsi conoscere non solo per il bellissimo mare del Salento, del Gargano o delle Isole Tremiti e sembra proprio che ci stia riuscendo. La gente di Puglia è da sempre molto accogliente e ospitale, forse anche per la sua collocazione geografica che l'ha resa terra di passaggio per molte popolazioni fina dall'antichità. Le testimonianze archeologiche sono sempre più affascinanti e ricche, eppure per molti sono ancora sconosciute. Quando si parla di Puglia l'attenzione viene catturata dai Trulli di Alberobello, costruzioni incredibilmente affascinanti costituiti da un'architettura primitiva che è rimasta in uso fino ai giorni nostri, un mix perfetto di efficienza ed ecosostenibilità o da Ostuni, soprannominata la città bianca per le sue casette candide di roccia calcarea.  E poi ci sono i Monti Dauni, un territorio meraviglioso, ricco di tradizioni e di paesaggi, cultura, enogastronomia, con borghi, monumenti e tradizioni che fanno di queste Comunità un immenso attrattore per chi voglia vivere una vacanza unica e autentica. Senza dimenticare il valore di una storia che è densa di cultura e si traduce in palazzi storici, castelli, musei, che costituiscono occasione di crescita e di lavoro. Lavoro di cui questa terra ha davvero bisogno per poter trattenere le giovani generazioni in una Regione che soffre ancora per le quasi inesistenti reti di trasporto pubblico ma che lancia importanti sfide culturali come, ad esempio. Il “Festival del libro di Polignano a mare”, città natale del grande Domenico Modugno.

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Ravenna, città d'arte e cultura. Ricordando Dario Fo

Quante volte abbiamo parlato di Ravenna e di zanzare con il premio Nobel Dario Fo, sia mentre scriveva un suo libro sia quando gli avevo proposto di scrivere la prefazione per il mio. Sono ormai due anni che se n'è andato, ma i suoi scritti sono una bella eredità per chi ama l'arte in tutte le sue sfaccettature.
Ravenna, la città dei mosaici che ogni anno attira a sé migliaia di turisti. È una città ricca di storia e con un passato fatto di guerre, conquiste e riconquiste da parte di popolazioni che hanno lasciato il loro segno indelebile nel tempo. Il grande Maestro Dario Fo ha dedicato un intero libro alla “Vera storia di Ravenna”. In esso racconta alcuni episodi catastrofici ma che con la sua verve riesce a rendere simpatici. Dario Fo ci parla di quando Ravenna era circondata completamente dall'acqua, con tanti canali e acquitrini che costringevano la popolazione locale a vivere sulle palafitte.
Dario Fo scrive: “Il Coronelli che, nel '600, studiò il fenomeno Ravenna traducendo le testimonianze di Vitruvio, ci assicura che la città appariva, nel suo nascere, un agglomerato disperso fra 5 isolotti allacciati da ponti, una piccola Venezia. Ma una Venezia sorta ben 10 secoli prima della gloriosa Serenissima.”
Se da una parte ciò era un disagio, dall'altra offriva una protezione “geografica” della città che così diveniva difficile da espugnare. Ma, è sempre Dario Fo che ce lo racconta parlando di zanzare nel libro Questione di Culex (ed. De Agostini, 2014), con tutta quell'acqua, la zona pullulava di zanzare. Dario Fo scrive: “Nel VI secolo d.C. Teodorico, su ordine dell'imperatore Zenone, tiene sotto assedio Ravenna. Pensa di potersela cavare in qualche mese, grazie al potente esercito di cui dispone, ma Ravenna, che a quel tempo ancora era un città composta da isole e canali come oggi Venezia, dopo due anni riesce ancora a bloccare Teodorico, la sua armata e le sue navi. I ravennati posseggono un grande alleato. Questo alleato si chiama zanzara. Milioni di zanzare che aggrediscono ognuno, uomini, donne e animali, e sono i responsabili primi della malaria.” Beh, pare che Ravenna abbia resistito a lungo poiché le Anofele, zanzare che trasmettevano la malaria, furono le sue alleate nel procurare ingenti perdite di uomini all'esercito di Teodorico. Alla fine, però, egli riuscì comunque a conquistare la città, grazie a stratagemmi e furbizie militari che lo portarono a regnare su Ravenna lasciandoci in eredità le bellezze che oggi possiamo ammirare.

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La pazienza delle cicale

Quest'anno si è fatto un gran “cicaleccio” sui giornali a causa del rumore prodotto dalle cicale. Che sia stato il caldo e l'alternarsi di piogge e giornate di sole, o per altri intrecci di cui Madre Natura è capace di intessere con i suoi molteplici fili che collegano gli esseri viventi tra loro e l'ambiente in cui essi vivono, fatto sta che il 2018 lo potremmo definire l'anno della cicala, per il gran numero di esemplari che popolano le città e le campagne.
La cicala è conosciuta soprattutto per le favole che la descrivono come “oziosa” e perditempo in quanto passa tutto il giorno a emettere un canto incessante e messa a confronto con la formica laboriosa e previdente, capace di mettere da parte le provviste per l'inverno che verrà.
Ma le cose non stanno proprio sempre come ci appaiono.
Intanto a cantare sono solo i maschi che producono il caratteristico suono con membrane vibranti situate nell'addome e lo fanno con il preciso scopo di attrarre una femmina della sua specie e metter su famiglia.
Anche se i rumori delle cicale vengono percepite dall'orecchio umano come fossero tutti uguali, questi insetti variano i toni da specie a specie e a seconda che debbano lanciare un allarme o attrarre potenziali partner.
Le specie conosciute di cicala sono oltre 3.000, e tra loro alcune presentano comportamenti a dir poco particolari. Per esempio c'è una cicala americana (Magicicada septendecim) che vive ben 17 anni sotto terra come larva e solo un giorno come adulta. In quel giorno deve assolvere al suo ruolo biologico e trovare una compagna per accoppiarsi. Quindi, direi, che ha tutto il diritto di cantare. La maggior parte delle cicale ha però cicli vitali molto più brevi e fanno la loro comparsa ogni anno sebbene il ciclo larvale si protragga per 2 o 3 anni, sempre sotto terra dove si nutrono suggendo liquidi dalle radici delle piante.
La Tibicen canicularis, ad esempio, entra in scena ogni anno a metà estate.
Diverse culture, tra cui gli antichi cinesi, consideravano questi insetti come un potente simbolo di rinascita.

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L'incubo della caccia alle balene

Sembra che al mondo chi deve pensare e decidere lasci sempre il cervello spento, tranne che per il guadagno, il denaro e il potere. Questi personaggi dimenticano che viviamo in un contesto che si chiama Natura, che la Natura ha delle regole scritte dopo l’ultima glaciazione e che si erano ottimizzate fino a creare un meccanismo secondo il quale ogni essere, anche il più piccolo, aveva una qualche importanza in quella che è chiamata catena alimentare e nella conservazione dell’ambiente. Regola semplice da scrivere, ma sembra di difficile comprensione, non perché sia difficile, ma perché mettendola in pratica cozzerebbe con gli interessi di questo, quello, o quell’altro.
Premesso questo, la notizia mi ha sconcertato: riprende la caccia alle balene in Islanda e in Norvegia.
Ripeto con altre parole: i due paesi che sono sempre stati indicati come i più civili (parola questa di difficile definizione) si apprestano a nuove mattanze.
In Italia, presi come siamo dal siparietto politico, certo la mattanza delle balene per allietare le mense giapponesi non può suscitare grande interesse. Gli unici che hanno sollevato proteste sono Greenpeace e l'Ifaw (International Fund for animals welfare).
Morale: i pescatori islandesi riprenderanno la caccia alla balenottera comune, dichiarata specie in via di estinzione nel 1996, dopo una pausa di due anni, fissando un obiettivo di 191 uccisioni in questa stagione grazie al Giappone, perché a Tokyo hanno allentato i regolamenti per l'importazione della carne di balena e così la situazione di mercato è tornata a essere promettente per i pescatori islandesi. Ma non basta. E qui sta la beffa: la compagnia di pescatori ha spiegato di voler collaborare con i ricercatori dell'Università dell'Islanda per sviluppare medicinali a base di carne di balena, destinati a combattere la carenza di ferro, una condizione che colpisce quasi il 30% della popolazione mondiale secondo i dati dell'Oms. Ma, se è vero, e penso che sia così, che i cetacei, bellissimi animali che stanno scomparendo, alla fine scompariranno, dai e dai, la carenza di ferro non la si combatterà più? Quel 30% della popolazione mondiale come si curerà? Basta sfogliare un prontuario medico o una qualsiasi enciclopedia medica per avere la soluzione.
La Norvegia, invece, non si accontenta, ma ha autorizzato l'uccisione di 1.278 balene, il 28% in più dello scorso anno, così come annunciato dal ministro della pesca norvegese, Per Sandberg.
Infine anche il Giappone, principale mercato di consumo per la carne di balena,  caccia ufficialmente esemplari solo per non meglio definiti fini scientifici, rimpolpando intanto le sue tavole.

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Emozionarsi in compagnia dei cetacei

Osservare le balene e gli altri grandi mammiferi marini presenti è certamente una delle esperienze che di più lasciano il loro indelebile segno nella nostra memoria. E pensare che è un sogno realizzabile anche avendo poco tempo disponibile ma, naturalmente, tanta passione da dedicargli. Arriva il momento per tutti di aprire il cassetto dove si ripongono i sogni per tirar fuori quello che di più potrebbe regalare emozionai. Se quel sogno comprendesse un viaggio per “veleggiare insieme alle balene”, la sua realizzazione sarebbe davvero possibile, e lo si può fare vivendo addirittura la magnifica esperienza di diventare “aiutante di un'équipe di biologi marini” che fanno capo all'Istituto Tethys ONLUS (www.tethys.org), un'organizzazione non-profit specializzata nella ricerca sui Cetacei attiva dal 1986. Ma dove andare e come organizzarsi per vivere l'avventurosa osservazione, senza dover percorrere migliaia di chilometri? Uno dei luoghi più frequentati da questi animali è il Mar Ligure. Proprio queste acque sono state inserite tra i siti più interessanti dal punto di vista naturalistico volto alla salvaguardia dei suoi abitanti: il Santuario Internazionale dei Cetacei “Pelagos”. Un'ampia superficie compresa nel bacino marino che si estende tra il sud della Francia e la Toscana includendo Liguria e Corsica e lambendo la Sardegna e il Principato di Monaco. Un tratto di mare che rappresenta il principale sito di alimentazione di tutto il Mediterraneo per la Balenottera comune. Le acque territoriali italiane sono inserite nel Santuario per i mammiferi marini dal 1991. Un'area marina con una superficie a mare di circa 25.573 Kmq compresa fra Liguria, Sardegna e Toscana. Da ottobre 1999 anche la Francia (Costa Azzurra e Corsica), Principato di Monaco sono entrate a far parte di questo “paradiso” che oggi occupa una superficie marina complessiva di circa 87.500 Kmq, tutto il bacino corso-ligure-provenzale da Punta Escampobariou (vicino alla città francese di Tolone) a Capo Falcone e capo Ferro (Sardegna), fino al Chiarone (confine tra Toscana e Lazio).

 

*) Tratto dal libro di Claudio Venturelli e Guido Pietroluongo “Il Santuario dei Cetacei: in crociera nel Mar Ligure con balene, delfini e capodogli”, ed. Historica, marzo 2018

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Cesena. Una città che vale la pena visitare

"E quella cu' il Savio bagna 'l fianco,
così com'ella sie' tra 'l piano e 'l monte,
tra tirannia si vive e stato franco."

Così Dante nella sua Divina Commedia, Canto XXVII dell'Inferno, descrive Cesena.
Cesena è una cittadina ricca di cultura e frizzante nell'aprirsi al nuovo, favorita dalla sua posizione geografica e dalle vie di comunicazione che la rendono attraente anche per le diverse attività produttive. Tra queste spiccano gli allevamenti zootecnici e l'ortofrutta che rende Cesena famosa nel Mondo intero, senza dimenticare il suo ruolo di Welness Valley.
Questo connubio tra passato e presente lo si ritrova rappresentato in molti angoli della città nel suo sottosuolo, dove sempre più spesso riemergono reperti del lontano passato, quando anche Giulio Cesare passò per questi luoghi. Sovrastata dalla Basilica del Monte con i suoi numerosi tesori che ne testimoniano il ruolo di riferimento per i cesenati, Cesena si snoda tra pianura e collina con una strana forma a scorpione, il cui cuore è rappresentato dalla Rocca Malatestiana che pare sia stata modificata niente di meno che da Leonardo da Vinci. A poca distanza c'è la fantastica Biblioteca Malatestiana voluta da Malatesta Novello nella seconda metà del XV secolo. Si tratta di una biblioteca monastica che è stata inserita nel Registro della Memoria del Mondo dall'Unesco per la sua unicità e completezza nelle raccolte librarie che conserva con cura e che vale proprio la pena visitare e vivere così l'emozione di viaggiare nel tempo.

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Il clima e le zanzare

Di cambiamento climatico se ne parla ormai da molto tempo anche perché segnali allarmanti sono stati identificati e descritti con fiumi di inchiostro. Lo zampino dell'uomo in queste rapide evoluzioni di modificazione del clima é più che dimostrato dai numerosi studi che sono in grado di mostrare come l'innalzamento delle temperature osservabile nei grafici degli ultimi 150 anni, cioè da quando le misurazioni strumentali sono possibili, rimane costante per un certo periodo e si innalza rapidamente a partire dal 1980 in poi. Cosa sta succedendo e come questo riscaldamento possono influenzare la sopravvivenza degli esseri viventi sul Pianeta Terra, é un vero rompicapo per gli studiosi che si impegnano giorno dopo giorno nei campi di interesse per fornire dati e indicazioni affinché i capi di Governo ne facciano tesoro e avviino serie politiche di salvaguardia. Nel libro La vita al tempo del petrolio, curato dal prof. Aldo Ferrara e pubblicato da Agorà & Co di Lugano nell'aprile 2017, vengono messe in evidenza le morti collegate al petrolio e come queste dipendano non solo da malattie respiratori ma anche dalle guerre ad esso collegate. Si parla anche di come i cambiamenti climatici hanno influenzato l'introduzione di specie viventi in ambienti diversi dal loro areale di origine. Da alcuni anni dobbiamo affrontare problematiche collegate all'involontaria importazione di specie "aliene" come ad esempio la zanzara tigre (Aedes albopictus) mediante il traffico di merci sempre più intenso e rapido.
Nel nord Italia si stanno diffondendo nuove specie di zanzare anche in aree montane, impreparate alla loro presenza. Si tratta di specie provenienti dall'Asia, la zanzara coreana, Aedes koreicus e la zanzara giapponese, Aedes japonicus, entrambe con aspetto e comportamento molto simili alla tigre, ma a differenza di quest'ultima le nuove coinquiline riescono a vivere e moltiplicarsi in montagna. Un discorso a sé, parlando di clima, merita Aedes aegypti, principale vettore di Dengue, febbre gialla e Zika, che per nostra fortuna non é presente in Italia. Si tratta di una specie legata ai climi caldi non avendo capacità di svernare alle nostre latitudini. In passato e' stata diffusa a partire dall'Africa a bordo delle navi che stoccavano acqua nei barili, arrivando a colonizzare spesso le città portuali del Mediterraneo. Famosa é rimasta l'epidemia di Dengue del 1927-1928 in Atene che interessò circa il 90% dei 600.000 abitanti con oltre 1.000 morti accertati.
Le proiezioni legate al cambiamento climatico indicano che il sud Europa diventerà progressivamente più idoneo alla sopravvivenza della specie nel caso venisse introdotta in qualche modo. Per contrastarla é necessario sapersi organizzare per tempo con mirate azioni preventive sulle quali si concentra progetto greco-italiano Life Conops (http://www.conops.gr) e il Gruppo di lavoro

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Buon appetito!

ll redazionale sulla nuova linea Evoolution per l’olio di oliva extravergine di Palazzo di Varignana ci dà spunto per parlare di alcuni fenomeni sociali che appartengono alla quotidianità di molti, sia in ambito lavorativo che turistico. A Palazzo di Varignana si punta sul chilometro zero, sulla qualità certificata, sulla sicurezza alimentare di prodotti coltivati in zona e controllati, sulla bellezza di sedersi a tavola e mangiare italiano.
Esistono, al di là di queste scelte, altri tipi di alimentazione che, a seconda delle visioni personali, sono accettati o meno. Parliamo dello Slow food, del Fast food e dello Street food. Fast food: oggi esistono locali e metodi d’alimentazione che soddisfano il bisogno di mangiare senza perdere tempo, dove si offre la possibilità di mangiare in modo gustoso, ma con estrema velocità. Spesso, infatti, non ci si può permettere di aspettare che vengano cucinati piatti più complessi e, soprattutto, non c’è il tempo di sedersi ad aspettare che questi vengano serviti.
Mangiare in modo diverso, rispettando ritmi più lenti, seduti a tavola magari con gli altri commensali sono invece le caratteristiche dello Slow Food che si pone l’obiettivo di cancellare le abitudini che tendono ad appiattire e ad annullare il piacere della tavola e del pasto e, in netto contrasto al Fast Food, implica il ritrovato piacere di un ritmo di vita meno frenetico, che dia spazio ai piccoli piaceri della nostra esistenza, come per esempio quello della tavola e del mangiare sano nel rispetto della tradizione culinaria italiana. Il cibo da strada, o street food, in origine significava solo cibo povero, oggi invece, anche attraverso l’utilizzo di materie prime di qualità e la capacità creativa degli Street Chef, il cibo di strada italiano è diventato un vera e propria eccellenza gastronomica. E’ costituito da quegli alimenti che sono venduti e preparati in strada o in altri luoghi pubblici come mercatini o fiere, spesso su un banchetto provvisorio, ma anche da furgoni che sono vere e proprie cucine ambulanti. Il miglior cibo di strada italiano si basa sull’aderenza alla territorialità (quindi certificazione DOP, IGP, BIO); fruibilità e consumo; artigianalità della produzione; economicità; tradizione e originalità.
E con ciò, buon appetito! 

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La "Francigena" Marathon

Correva l'anno 990 quando Sigerico, Arcivescovo di Canterbury, decise di intraprendere un viaggio per recarsi a Roma in pellegrinaggio. Lo fece per riverenza nei confronti del Papa, col quale doveva conferire e discutere di molte questioni, ma anche perché si era incuriosito a seguito di alcuni racconti che descrivevano questa “Via” come uno dei percorsi più affascinanti di cui si potesse godere sia per la vista di paesaggi stupendi sia per le offerte culinarie descritte come “divine”. E detto da lui! La strada era lunga, basti pensare che il solo tratto italiano dal Gran san Bernardo fino a Roma è di ben 1000 km, ma l'Arcivescovo viaggiatore la percorse tutta. Sigerico, al suo rientro in patria, elencò le tappe del suo viaggio: è la prima testimonianza storica dettagliata della Via Francigena. Da quel momento la via Francigena rappresenta uno dei più importanti itinerari di pellegrinaggio dell'occidente cristiano e oggi, per farla conoscere al grande pubblico, a Acquapendente, comune in provincia di Viterbo, il cui territorio confina con la Toscana a Nord, Nord Ovest e con l'Umbria a Nord Est, si svolgerà la V edizione della Francigena Marathon. Si tratta di una manifestazione sportiva che negli ultimi anni è riuscita a raccogliere migliaia di partecipanti provenienti non solo dall'Unione Europea, ma da tutto il mondo. La camminata si svolgerà domenica 4 giugno 2017. La “Francigena Marathon”, di Km 42,195, è la prima maratona sulla Via Francigena in Italia da percorrere solo ed esclusivamente camminando: è organizzata dall'Assessorato Sport Turismo e Cultura del Comune di Acquapendente, con il supporto del Club Alpino Italiano Sezione di Viterbo e del Corpo Forestale dello Stato Comando Provinciale Viterbo, con la collaborazione dei Comuni di San Lorenzo Nuovo, Bolsena e Montefiascone e l'aiuto di varie associazioni locali. Proprio per valorizzare questa bella collaborazione e per garantire la possibilità al più alto numero di persone di partecipare, sarà possibile iniziare il percorso non solo da Acquapendente, ma anche da San Lorenzo Nuovo e Bolsena con la possibilità di scegliere il percorso adatto alle capacità di ciascun partecipante. Un bel modo per stare in compagnia in mezzo a una natura ancora incontaminata costeggiando nell'ultimo tratto lo splendido lago di Bolsena e un territorio ricco di storia e di immenso valore storico e naturalistico.

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Emozioni della Maremma

La Maremma toscana è una terra brulla e verdeggiante allo stesso tempo. Ricca di scorci stupendi con spiagge selvagge e altre ben curate e attrezzate per i turisti che giungono qui da tutto il mondo.  Paesaggi che mutano in ogni ora della giornata e col passare delle stagioni. Questa terra di Butteri che, con i loro cavalli di razza maremmana, ancora oggi fanno sognare ad occhi aperti i turisti che vi si imbattono quasi per caso andando a visitare lo stupendo Parco dell'Uccellina o le terme di Saturnia. È una terra ricca di storia che evoca il suo importante passato e in particolare i luoghi dove gli Etruschi e i Romani hanno lasciato testimonianze tutte da scoprire per la loro  carica di magia. Pur non essendo distante da grandi città come Roma o Firenze, la Maremma toscana ha mantenuto intatte le sue caratteristiche territoriali. Proprio per questo merita sempre una visita, neanche la gente del posto può dire di aver visitato tutti i suoi stupendi paesi e i suoi boschi ricchi di una flora e di una fauna spontanea da studiare e da conservare con cura. Proprio addentrandosi in uno di questi boschi che nelle giuste stagioni rendono felici i cercatori di funghi, ci si può imbattere nel vecchio villaggio minerario di Fenice Capanne, minuscola frazione di Massa Marittima (GR), che da qualche anno sta vivendo una sua seconda vita. La sua ubicazione la rende molto appetibile, infatti il mare è raggiungibile comodamente in venti minuti di macchina. L'alternativa al mare è rappresentata dal Lago dell'Accesa, vicinissimo a Capanne, balneabile e suggestivo. A Fenice Capanne le vecchie case dei minatori stanno ripopolandosi grazie ai restauri di chi ama vivere vicino alla città ma immerso nella natura. In questa ex borgata di minatori la vita veniva scandita dalla sirena della miniera e dalle campane di una piccola chiesina suonate dal parroco Don Luigi. Dopo la chiusura della miniera e la morte del parroco, la chiesa è caduta in abbandono per diversi anni ma oggi, grazie all'impegno e la disponibilità di abitanti del luogo, è stata restaurata e ha riaperto a funzioni e messe. 

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